Socialize

R. BRUNETTA (Intervista all’agenzia AGI): “Venezia? La mia città, così straordinaria ma così fragile”

 

intervista-agi

(AGI) – Roma, 13 nov. – “Mi ricordo il registratore di cassa sommerso e le poche banconote che si lasciano in cassa la sera prima che galleggiavano assieme ai vasi e a tutto l’arredamento. La città era invasa dalla nafta perchè i depositi erano tutti scoppiati”.

La marea eccezionale degli ultimi giorni e la drammatica situazione che ne sta derivando a Venezia riporta alla memoria dell’ex-ministro e deputato di FI Renato Brunetta, veneziano doc, i terribili giorni del novembre 1966, quando la laguna fu sottoposta a una marea ancor più estrema di quella attuale.

“Ho sentito i miei fratelli, i miei parenti – racconta Brunetta – abbiamo ricordato la nostra storia, la marea del 1966, quando abbiamo sentito la sirena e abbiamo visto, una volta aperta la saracinesca, il nostro negozio tutto allagato, distrutto e non c’era più niente da fare e piangendo siamo tornati a casa”.

Nell’emergenza e nel cordoglio del momento, Brunetta non abdica però alla razionalità e spiega, intervistato dall’AGI, le cause profonde del problema e le possibili soluzioni a breve e medio termine: “La straordinarietà di Venezia – spiega – è anche la sua fragilità. Le lagune, per definizione, sono degli ambienti che prima o poi o diventano mare o diventano terra. Il fatto che una laguna come quella di Venezia sia rimasta per secoli o millenni tale, è perchè è un luogo artificiale. È stata regolata dagli uomini. Gli uomini l’hanno difesa dal mare, gli uomini l’hanno difesa dai fiumi. Tutto questo ha fatto di Venezia un luogo straordinario ma fragilissimo, precario, che pertanto richiede enormi costi di manutenzione, proprio per difenderci dal mare e dai fiumi e tutelare il sistema dei canali che rappresentano la vita della laguna”.

E il problema è proprio mantenere questo equilibrio precario per Venezia, che significa non lasciarla travolgere dagli eventi estremi ma nemmeno farla morire, rendendola di fatto priva di vita: “Le maree sono il flusso sanguigno che tiene in vita le lagune. Sono non solo la cosa più naturale, ma la cosa esistenziale per Venezia: se non ci fossero le maree, non ci sarebbe Venezia. Quello che è problematico, quindi, non è la marea, non è il flusso quotidiano, ma è la marea eccezionale, che si forma quando c’è una sorta di coincidenza tra alcuni fattori. Quello di cui Venezia deve preoccuparsi è la marea eccezionale, che capita ogni tanto. La più straordinaria è stata quella del novembre del 1966, che è arrivata a un metro e 94, ma il problema non è il picco che le maree raggiungono, quanto la frequenza di maree eccezionali particolarmente elevate, una frequenza che, a quanto pare, non si verificava nei secoli precedenti, il che ci fa pensare anche a dei fattori come il cambiamento climatico.

Con delle dighe fisse – aggiunge Brunetta – Venezia morirebbe, perchè non ci sarebbe più portualità ma soprattutto perchè dal punto di vista ambientale non ci sarebbe più ricambio. Il Mose è la più grande opera idraulica di sempre, e non ha precedenti, delicatissima e con la necessità di un’enorme opera di manutenzione, ma permetterebbe il ricambio controllando le maree eccezionali”.

Una riflessione che rende dunque urgente sbloccare la realizzazione del Mose, opera unica e colossale, a cui sono legate le speranze di un futuro sereno ma soprattutto lungo per la città lagunare: “Se gli scandali ci sono, è giusto che la magistratura intervenga, ma non si può buttare il bambino con l’acqua sporca: si fermano i ladri e in parallelo si completa l’opera ma sono cinque anni che il commissariamento non ha accelerato il processo di completamento. Ma il paradosso, purtroppo, è che col Mose completo al 95 per cento siamo caduti di nuovo in questa tragedia. Per questa ragione – prosegue – era nata la legge speciale per Venezia, per la stessa ragione ho rilanciato due anni fa una nuova legge speciale per Venezia che consentisse di finanziare non solo il Mose e la sua manutenzione, ma l’intera attività socioeconomica. È possibile farlo – ha concluso – in maniera strutturale”.