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PENSIONI: BRUNETTA, “LA POLITICA PENSIONISTICA DEL PD HA VULNUS ENORMI: L’INTERVENTO VERRÀ FINANZIATO IN DEFICIT?”

 

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“Il Governo giallorosso – ormai più rosso che giallo, dopo il crollo del Movimento Cinque Stelle alle ultime elezioni –  starebbe pensando di riformare il sistema pensionistico prima della fine dell’anno, con l’obiettivo di: 1. superare quota 100; 2. aumentare la flessibilità in uscita; 3. garantire ai giovani pensioni integrative. Obiettivi sicuramente condivisibili, se la politica pensionistica elaborata dal Partito Democratico non avesse due vulnus enormi.

Il primo è quello del costo. Le prime quantificazioni stimano infatti un costo dell’intervento pari a 20 miliardi di euro. Secondo noi è ottimistico. Ma ammettendo anche che le simulazioni siano corrette, la domanda spontanea che subito viene in mente è: con quali risorse il Governo a trazione PD finanzierà l’intervento? Con altro deficit, nel solco della classica trazione di politiche “tassa e spendi” nelle quali il partito di Luca Zingaretti è da anni maestro? Ricordiamo che il rapporto deficit/Pil è già previsto in aumento nel 2020 a circa il 2,5%, per effetto della riduzione delle stime di crescita del Pil, un livello più alto di quello lasciato dal Governo Lega-Movimento Cinque Stelle, pari al 2,2%. E meno male che il PD si era presentato all’Europa come il partito della responsabilità fiscale e guardiano dei conti pubblici nazionali! Se anziché alle dichiarazioni dei leader si analizzano i dati, si viene a scoprire che il vero partito pro-deficit e che non rispetta le regole di bilancio europee è proprio il Partito Democratico.

Il secondo vulnus è quello della scelta delle priorità di politica economica. L’Esecutivo Conte 2 sta, infatti, puntando tutte le sue risorse, comprese quelle che non ha, sull’assistenzialismo e la spesa corrente. Non si accorge che il problema più urgente da risolvere è quello della crisi delle imprese”.

Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.