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GOVERNO. La balda Bindi e l’offensiva contro le larghe intese. Chiediamo la cabina di regia

 

Bindi

 

 

 

Perché questo accaparramento, questa specie di esproprio, tipo o la Bindi o la vita? Vogliamo capire. E formuliamo alcune ipotesi su questa mossa di grezza prepotenza dei nostri presunti alleati.

Il fatto è ormai arcinoto. Ripassarlo però rende l’idea del sopruso.

 

Da mesi si discute di quale forma dare alla conduzione della Commissione bicamerale antimafia. Non è una cosa da poco. È un fatto strategico. La delicatezza di questo incarico impone più che altrove il prevalere di una logica di pacificazione. Proprio perché lì si deve dar guerra alle cosche, è necessario che si sia uniti, non ci siano strappi, ci sia stima reciproca e una figura di riferimento aliena da pregiudizi. La Bindi? Figuriamoci. C’entra con l’armonia come una mosca nella maionese: spalmatela tu, se ti viene voglia.

 

A noi la sinistra non ha nulla da insegnare. È acclarato che i maggiori successi nella caccia ai latitanti delle organizzazioni criminali si siano avuti durante il governo Berlusconi, avendo Maroni all’Interno e Alfano alla Giustizia. Le leggi di confisca finalmente davvero punitive contro Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e simili sono state volute dal centrodestra.

Perché questo blitz?

Prima ipotesi. Si tratta di un caso. Brutto ma alla fine non premeditato. Un episodio di malessere come i tanti che si sono susseguiti. Questo più sgradevole degli altri data la fisionomia urticante della onorevole Bindi.

Seconda ipotesi. La scelta della Bindi rappresenta un cambio di passo nei rapporti con il Popolo della libertà. Non più malessere e antipatia, ma provocazione esplicita, preparazione a una rottura definitiva. E qui siamo alla sequenza delle tre date proposta dal “Mattinale” ieri. Le ripetiamo.

 

12 o 14 novembre. Voto al Senato su Berlusconi. In vista della decadenza il Pd prende la rincorsa, occupa casematte da cui poi tirare cannonate, come sta nella natura della Bindi verso il centrodestra. Anche la dichiarazione del presidente Grasso (vedi altro articolo) si inserisce nell’escalation.

 

15 novembre. L’Europa si pronuncia sulla Legge di Stabilità. Ridisegnandola oppure benedicendola. Questo governo, con la Legge di Stabilità che ci propone, ha spostato il suo asse a sinistra. Aumenta le tasse sulla casa, punendo i pensionati e premiando i dipendenti di Banca d’Italia e le banche (vedi altro articolo). Per noi così è inaccettabile. Va contro il patto stabilito con i nostri elettori.

 

3 dicembre. Sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum. La scelta della presidenza antimafia alla Bindi in rottura con il Pdl è premessa di una forzatura sulla legge elettorale?

Dove se n’è andata la pacificazione nazionale? Il progetto della quale è il fondamento posto da Silvio Berlusconi al governo Letta-Alfano?

 

 

Occorre un esame di coscienza con il bilancio di questi sei mesi. Esso per essere serio deve riguardare tutti. Non si tratta di osservare tanto le intemperanze verbali – certo censurabili – quanto la sostanza degli atti.

 

 

DE LUCA - SEGRETERIA PD: ACCORDO SU EPIFANI

 

Il presidente Napolitano ha inviato un messaggio alle Camere sulla giustizia. Di certo è un punto importante. È finito con questo gesto il suo sforzo di pacificazione, o non è forse il caso di andare oltre? E che intenzioni ha il Pd al riguardo? Ondeggia tra la “cautela” di Epifani e il no di Renzi. Bella pacificazione.

 

 

 

La scelta conclamata del Partito democratico sulla decadenza del senatore Berlusconi va di certo nel senso della rottura e della guerra civile latente. E questo sarebbe un atto di pace, tanto più che intrapreso calpestando il diritto a causa della retroattività della sanzione?

 

La proposta poi della Legge di Stabilità sembra fatta apposta per negare spazi alle nostre istanze…

Non c’è oggi che una strada per recuperare il senso delle larghe intese e rendere utili per il paese: la cabina di regia. La nostra richiesta non è per un incontro retorico, tanto per farlo, ma è questione di metodo essenziale. Solo con la cabina di regia si possono trovare strade per procedere. In economia, sulla riforma della giustizia, sull’emergenza immigrazione. Noi siamo pronti.

 

 

Il metodo cabina di regia contro il metodo Bindi.

 

 

 

PER APPROFONDIMENTI, CONSULTA “IL MATTINALE – 23 ottobre 2013″