Socialize

RIFORME. Si fanno, certo che si fanno: la settimana prossima o più in là ancora. Bene i cambiamenti ottenuti da Paolo Romani, ma sul nuovo Senato si può fare di meglio: non siamo gregari inutili…

 

 RIFORME

I lettori de “Il Mattinale”  hanno appreso  che, nonostante il silenzio regimental dei giornaloni e di radio e tg, Renzi ha preso in Europa una botta in testa monumentale.  L’editoriale n.1 de “Il Mattinale” crediamo abbia spazzato via i filtri rosati predisposti dalla informazione renziana. Eh sì: agli italiani toccherà sorbire una manovra gigante.

Ma c’è un’altra botta che segnaliamo: al Senato si registra la frenata, lo stop, il rinvio, chiamatelo come vi pare, ma è certo un inciampo nella corsa per le riforme annunciata con trombe e tamburi da Renzi e dai suoi propagandisti.  Il nuovo Senato insieme al Titolo V doveva essere votato in Aula sin da oggi. Niente da fare. La baldanzosa sicurezza dei riformatori ad Alta Velocità è deragliata per qualche masso sistemato dall’opposizione interna del Partito democratico, che per una volta non ci pare mossa da ragioni di corrente, ma da argomenti seri e non per forza “di sinistra”. Tanto che si armonizzano con le richieste di correzioni formulate da senatori di Forza Italia e del Nuovo Centrodestra.

Insomma, Renzi è costretto a spostare più in là i tempi, ad adottare un calendario con l’elastico. Intendiamoci: non è detto che quello che – dal punto di vista delle sue promesse è un ritardo – faccia del male all’Italia, anzi. Di certo però raffredda un po’ la fregola egemonica di Renzi, che vorrebbe possedere il Parlamento con una brutalità spiccia sul tema del Senato, per poi aggredire gli altri temi, forte di quel successo, senza badare in alcun modo alle critiche e alle proposte positive dell’opposizione (che siamo solo noi: i grillini dicono solo due cose: no e in galera!).

Riteniamo dunque provvido questo rallentamento. In due sensi: 1) per ragioni di contenuti; 2) per limitare un po’ la foga sudamericana di Renzi.

Infatti, nonostante i sicuri miglioramenti ottenuti dal lavoro di Paolo Romani quanto alla suddivisione dei seggi Regione per Regione, resta inevasa la questione della rappresentatività dei consiglieri regionali in gita romana da senatori rispetto alla volontà del popolo. Insomma: siamo ad un Senato di nominati. La qual cosa, in combinato disposto con l’Italicum, è un pasticcio.

Sul tema politico più generale, la capacità di Forza Italia di offrire contributi migliorativi quanto al Senato di nuovo conio, fatta salva la volontà di portare a compimento le riforme concordate, eviterà di appiattire l’immagine del nostro movimento su Renzi, che tende volentieri a farci passare per gregari persino inutili.

Ricordiamoci che in Europa ma anche nei nostri territori non è che aspettano come la manna questa ristrutturazione del Palazzo. Ci sono ben altre richieste e riforme da attuare. Ed è bene che ci si prepari ad una rigorosa opposizione evitando gli equivoci di un abbraccio troppo caloroso sulle riforme istituzionali (che oltretutto rimandano a un futuro indeterminato la decisione sul presidenzialismo, a cui noi teniamo moltissimo, ma che il Pd ostacola, pospone, spedisce su Marte).

Siamo tranquilli nelle critiche. Forza Italia non è il Partito democratico. Consente finché la partita è aperta, di tenere aperto anche il cervello. Sicuri che Berlusconi opererà la sintesi garantendo lealtà ai patti e lungimirante unità.

Piuttosto è il caso che prima di votare sul nuovo Senato, Renzi e Boschi forniscano chiarimenti sull’Italicum. Intendono farlo approvare al Senato così come è arrivato alla Camera? O no? Aprono il forno in comproprietà con i grillini per infilarci quale pane? Aspettiamo (poco) fiduciosi…