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BERLUSCONI. La forza di una leadership che è patrimonio dell’intera Italia. La scelta di radunare intorno a sé in dialogo i parlamentari, garanzia di democrazia e di unità.

 

Berlusconi

 

Ad osservare Renzi e la sua brillante faciloneria, ripetutamente sconfitta a Bruxelles, capiamo di che cosa abbia bisogno l’Italia e perché alla fine riconosca come indispensabile avere la compagnia di Silvio Berlusconi nel portare avanti la strada delle riforme.

La leadership di Silvio Berlusconi, così come si sta manifestando in queste settimane, è un patrimonio di questo Paese. (E dovrebbe esserlo ben al di là dei nostri confini, in un mondo dove dopo di lui non esistono testimoni credibili di amicizia tra gli statisti e i loro popoli: forza Renzi, chiamalo a questo compito pacificatore, ora che sei il Presidente semestrale dell’Ue!).

Ripercorriamo l’azione di Berlusconi in questi ultimi mesi, pur vessato da ingiuste limitazioni della libertà accettate con umiltà estrema. Non ha mosso un passo a lato o indietro rispetto al Patto sottoscritto il 18 gennaio al Nazareno con Renzi.

Non ha domandato modifiche, semmai le ha subite e accettate per l’Italicum, investito dalle richieste di Renzi.

Su Senato e Titolo V ha promosso la fine del bicameralismo perfetto, lasciando che si definissero nel dialogo parlamentare i connotati del nuovo Parlamento. Di suo ha proposto l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, che – a onor del vero – Renzi non ha rigettato ma solo congelato. E che assolutamente non rinnega.

La barra diritta sulla lealtà. Nello stesso tempo: apertura reale al dibattito interno sui contenuti della riforma costituzionale, con proposte tutte comunque conformi all’esigenza di rendere più rapido l’iter legislativo e meno imbrigliata l’azione di governo.

Che differenza con il Pd… Lì esistono i diktat, le espulsioni dalla Commissione Affari Costituzionali. Da noi assemblea di primo e di secondo grado. Quest’ultima convocata da Berlusconi stesso per martedì prossimo.

Le leggende sulle fronde in Forza Italia sono state spazzate dalla scelta determinata e chiara di Silvio Berlusconi. Non ci sono segrete stanze e conciliaboli maliziosi, ma la limpidezza di decisioni prese insieme democraticamente. Insieme. Insieme con il leader. Non assemblearismo anarchico, dove alla fine emerge un Masaniello di corto destino, ma un dibattito serio, con il momento di sintesi e di rilancio.

Diciamo sin d’ora: l’obiettivo è di arrivare a una decisione unanime, aderendo alla proposta che la saggezza e la concretezza di Berlusconi delineeranno.

Non è il momento di acconsentire a pattuglie in fuga. Non ci sono plausibili dissensi in un voto che riguarda non l’etica su questioni sensibili, ma scelte strategiche di Forza Italia.

Con tutto ciò quali siano le posizioni ideali del centrodestra intero, risulta chiaro dalla firma apposta ieri al documento proposto da Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale e che è stato firmato da tutte le principali forze di Centrodestra.

Si chiama “petizione per le primarie di coalizione del centrodestra”, e contiene due affermazioni perentorie: a) la assoluta priorità della elezione diretta del Presidente della Repubblica; b) la necessità che il nuovo Senato della Repubblica riduca i costi, superi l’attuale bicameralismo ma debba essere eletto dai cittadini e non nominato dall’alto”.

Presidenzialismo, no bicameralismo perfetto, Senato eletto dai cittadini. Due di questi tre punti non sono contenuti nella riforma che andrà in Aula al Senato la prossima settimana. Riguardo però al “Senato eletto dai cittadini” (non c’è scritto “direttamente”), il cosiddetto lodo Brunetta soddisferebbe questo requisito, con la possibilità di destinare al Senato i consiglieri regionali con maggior consenso di popolo, ma manterrebbe l’attuale impianto Boschi di democrazia di secondo grado.

Si leggano i nomi dei firmatari: nel centrodestra c’è unanimità di fatto. Che va da Toti a Lupi, da Brunetta a Salvini e La Russa.

Vedremo se c’è ancora lo spazio per un compromesso nobile con Renzi-Boschi-Finocchiaro-Calderoli sul nuovo Senato o il pacco è già chiuso e sigillato col fiocco. Ma a questo punto dev’essere ceralaccato anche l’Italicum

Ma, da noi funziona così, sentiti tutti: decide Berlusconi.