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GIUSTIZIA. Berlusconi innocente, Berlusconi riformatore. Le due cose vanno insieme. Ne emerge l’evidenza della persecuzione e della sua statura di leader. Renzi la smetta di tenere separati i due campi

 

BALLARO'

Gli eventi di questi giorni che hanno per protagonista Silvio Berlusconi occupano due materie distinte. Giustizia e riforme. Distinte sì, ma inesorabilmente congiunte. Perché la persona è una sola, e questo sarà pure una banalità,  se non che lo dimenticano tutti, quando si parla di Berlusconi. Normalmente, nel suo caso, se ne tratta in termini patetici, come se la questione fosse la “psicologia” di Berlusconi, il suo umore.

Questa è una riduzione insopportabile, e una offesa all’intelligenza. Giustizia e riforme sono rami dell’unica grande questione italiana: che è politica e morale insieme. Perché la politica non è tecnica asettica, ma implica un giudizio su ciò che è bene e male per un popolo, esige una tensione al bene.

Finché la giustizia sarà dominata dall’odio politico, e facendo strame della verità colpisce un avversario politico innocente, si ha un bel separare i “due” Berlusconi: quello che lotta nei processi e quello che tratta sulle riforme. Vale per lui come persona, ma vale per l’Italia. Il nostro Paese è un organismo vivente, se il cuore della giustizia è infartuato, le gambe dell’economia e delle riforme cedono. Non è misticismo berlusconiano. Per parlare alla marxista: sono strutture embricate (Althusser).

Non solo. C’è una evidente intenzione dentro l’andamento della malagiustizia quando tocca il fondatore di Forza Italia. L’assalto giudiziario, che nel caso di Berlusconi è un continuum come il Mississippi, ha però dei momenti di spaventoso fragore da cascata del Niagara. E questi coincidono sempre con i tempi del suo protagonismo decisivo. Quasi che il potere giudiziario (a sua volta intrecciato ideologicamente con altri poteri, sovrastandoli) voglia punire Berlusconi perché esiste come leader e come statista, e lo si voglia perciò schiacciare nel girone dei delinquenti, per costringerlo ad abbandonare la partita trascinando nel campo dell’insignificanza il suo popolo. Abbiamo scritto “quasi”: togliamo pure l’avverbio. E aggiungiamo una domanda: non si accorge Renzi che questa violenza giudiziaria contro il suo partner delle riforme colpisce anche lui, lo delegittima? E svilisce il suo lavoro di riformatore non settario, lasciandolo in balìa degli strilli manettari di Grillo e di altri della sua genia?

Ancora ieri, nella intervista al “Corriere della Sera”, Matteo Renzi elogia giustamente Silvio Berlusconi per il rispetto della parola data e per l’impegno profuso, ma contemporaneamente sostiene: “Le vicende giudiziarie di Berlusconi sono slegate dal processo di riforma costituzionale”.

Che cosa vuol dire? Che Renzi considera Berlusconi un possibile criminale e però fa lo stesso le riforme con lui perché sono due Berlusconi diversi, quello condannato e imputato e quello probo e degno di fiducia che si impegna con lui da statista? Berlusconi è una persona sola, se Renzi ha il dubbio che possa davvero meritare undici anni di carcere, come da condanne parziali, più potenzialmente chissà quanti altri, spieghi come fa a siglare patti con lui. Non esiste. Matrimonio nullo.

Tiri le conseguenze fino in fondo Renzi, e dica che non è possibile oggi fare politica in Italia in modo serenamente democratico, quando il tuo avversario, con cui pure stringi patti sulle regole del gioco, è vessato da uno (stra)potere uscendo dai binari della lealtà costituzionale. E cerchi di rimediare, con le parole e con i fatti. Per oggi andrebbe bene anche una slide, ma lo faccia.

Dopo di che, non si preoccupi, Berlusconi ha una capacità straordinaria di reggere ad assalti alla sua reputazione che avrebbero ucciso Giobbe, e non scivola certo nell’umor nero trascinandovi il destino degli italiani.

Anzi, l’esperienza vissuta da Berlusconi sulla sua pelle lo rende ancora più lucido politicamente, e lo rende determinato a chiedere che la si finisca con l’odio come motore della politica, e si avvii un serio processo di pacificazione.

Offriamo qui a tutti, Renzi compreso, gli strumenti per rendersi conto delle due recenti barbarie giudiziarie che hanno colpito e stanno colpendo Berlusconi e sono ferite vive nella carne della verità.