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GIUSTIZIA. La questione della Cancellieri è più grande della Cancellieri.

 

CANCELLIERI 1

La questione Cancellieri non è soltanto il caso di un ministro su cui decidere se si è comportato bene o no. C’è di mezzo una concezione della giustizia. La volontà o meno di piegarsi a come la magistratura intenda la carcerazione preventiva e usi le intercettazioni. Insomma, la decisone sulla Cancellieri è un crocevia della politica italiana perché la giustizia è al cuore della crisi italiana, non è un tema marginale rispetto all’economia. La vita della comunità non viaggia come un sommergibile, a compartimenti stagni. Una falla nella giustizia fa affondare la barca su cui siamo tutti.

 

Sulla vicenda specifica.

 

1) Noi siamo garantisti per principio. Se un ministro interviene per tutelare i diritti di un detenuto malato, non sbaglia. Anzi lo riteniamo uno dei compiti del ministro della Giustizia evitare che l’articolo 27 della Costituzione che esige “l’umanità” della pena valga per tutti. Anche per quelli che i giornaloni di sinistra considerano odioso perché ricco e dunque godono anche delle indebite sofferenze della gente.

 

2) Giulia Ligresti, la donna in condizioni di salute incompatibili con il carcere, era in custodia cautelare. Non è possibile che essa sia trasformata in uno strumento di tortura come si stava risolvendo in quel caso. L’art. 32 della Costituzione tutela la salute di chiunque, ed è un diritto preminente su quello assai dubbio, per non dire altro, di determinare una sorta di pena anticipata da parte di magistrati assai propensi a sbattere uno dentro e a buttare la chiave.

 

3) Il buon senso ha mosso le telefonate del ministro Cancellieri, il senso di umanità, senza di cui la nostra civiltà si trasforma in un regime delle manette e dei cantori della giustizia spiccia contro il nemico politico.

 CANCELLIERI

4) Chiunque sia in buona fede non può fare a meno di notare la sovrapponibilità del caso Cancellieri al Dap, con quello delle telefonate di Berlusconi in Questura. Il dottor Cascini, vicedirettore del Dipartimento amministrazione penitenziaria, testimonia della telefonata del ministro, definendola corretta e senza alcuna forma di pressione indebita. Allo stesso modo il vicequestore dottor Ostuni e il commissario dottoressa Iafrate hanno deposto in merito alle conversazioni avute con Berlusconi. Entrambe le personalità politiche sentivano l’urgenza insieme umanitaria e di buon senso. Nessuno ha minacciato o usato armi di ricatto.

 

5) La differenza sta nel fatto che, dal punto di vista giudiziario, la Cancellieri è finita nella giurisdizione della procura di Torino, che ne ha accertato la liceità di comportamento senza chiassi mediatici. (Salvo la strana consegna dell’intercettazione alla AdnKronos da parte di qualche manina o manona…). Berlusconi è invece finito all’interno del rito di giustizia ambrosiano. E per una telefonata umana e gentile è stato condannato, in primo grado, a 7 anni.

 

6) Questa vicenda, per cui noi sin d’ora dichiariamo la indisponibilità a mettere in difficoltà il governo, è per noi un invito ad accelerare la questione della riforma della giustizia, negli esatti termini proclamati dal premier Letta il 2 ottobre al Senato.

 

7) Presidente del Consiglio Letta, come intende prendere iniziativa per dare forma alle richieste di riforma “necessaria e urgente” secondo le indicazioni dei saggi, tra cui in primo piano vi era una regolamentazione più severa e rispettosa della privacy a riguardo delle intercettazioni e della custodia cautelare?

 Letta

8) E sulla procedura di infrazione aperta dall’Unione europea, in particolare quella sulla responsabilità civile dei magistrati, come e quando procederà?

 

9) Il messaggio del presidente della Repubblica sulla situazione drammatica delle carceri, con la proposta di pene alternative, di amnistia e indulto, è rivolto alle Camere: come intende sollecitare le forze di maggioranza riottose a dare compimento a questo richiamo?

 

10) Connessa alla questione generale della giustizia è certo quella della decadenza del senatore Berlusconi con l’applicazione retroattiva della legge Severino. È in suo potere, e fa ancora in tempo, a fare la cosa giusta e con una riga rimettere a posto diritto e buon senso. Lo farà? Altrimenti dura minga tutto il governo. Altro che Cancellieri.

 

 

PER APPROFONDIMENTI, CONSULTA “IL MATTINALE – 04 novembre 2013″