“Signora presidente, richiamo formalmente la sua attenzione sulle contraddizioni – uso volutamente quest’eufemismo – che sono incorse in questa sessione di bilancio, per l’anno 2015”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, in una lettera inviata alla presidente della Camera, Laura Boldrini.
“Ricordo, quanto prescrive l’articolo 6, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 243 che detta: ‘disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione’. Esso stabilisce il principio che prima che il governo presenti alle Camere le proposte per discostarsi dall’obiettivo programmatico, debba essere ‘sentita la Commissione europea’. Dizione che lascia presupporre almeno un assenso di massima”.
“E’ intenzione del governo appellarsi al comma 2, lettera a) dell’articolo richiamato: ‘periodi di grave recessione economica’. Fatto noto da tempo, quello della recessione, e non evento improvviso, che avrebbe giustificato invece il riferimento alla successiva lettera b). Al tempo stesso queste intenzioni erano state già annunciate agli inizi dell’anno, allorquando l’Italia aveva proposto di posticipare di un anno il perseguimento dell’obiettivo a medio termine, dal 2015 al 2016. E la risposta della Commissione non era stata certo positiva”.
“Nonostante questi ripetuti avvertimenti, quel traguardo è stato addirittura rinviato di un altro anno. Ottenendo come risposta la lettera che il Vice presidente della Commissione europea, Jyrky Katainen ha inviato, in data 22 ottobre, al ministro dell’Economia”.
“Nelle more della conclusione di questa complessa vicenda, il Parlamento italiano era chiamato a votare, congiuntamente, il 14 ottobre scorso, sia la risoluzione che approvava la Nota di aggiornamento al Def sia il piano di rientro. Confondendo i due diversi piani”.
“La Nota al Def incorporava già un ‘piano di rientro’, con una manovra espansiva che era cifrata in circa 25 miliardi. Subito dopo la sua presentazione, il governo ipotizzava una manovra ben più ampia – circa 36 miliardi – che diveniva il presupposto per la redazione della successiva Legge di stabilità. Va da sé che questa discrasia impedisce al Parlamento di poter valutare la congruenza del successivo intervento legislativo con gli obiettivi che sono posti a fondamento della Nota al Def”.
“Si rischia di creare un pericoloso precedente destinato a render ancor più caotica la legislazione in tema di bilancio. E’ pertanto necessario ristabilire il rispetto dei precetti legislativi e regolamentari. Procedere, in altri termini, ad un grande reset. Fornire al Parlamento i necessari elementi di giudizio, in base ai quali poter valutare il rischio implicito nelle diverse opzioni, prima di giungere alla discussione sulla Legge di stabilità. Un iter rispettoso delle prassi e delle relative disposizioni di legge rappresenta l’unica soluzione possibile al caos che potrebbe derivare da un loro uso disinvolto”, conclude Brunetta.