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Brunetta: Governo, “Sette mesi di promesse mancate, Ue pronta a stangare”

 

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“Il governo aveva già chiesto all’Europa ad aprile, nel Documento di economia e finanza (Def), il rinvio di un anno del pareggio di bilancio, dal 2015 al 2016. La risposta era arrivata a luglio, con l`invio delle Raccomandazioni, da parte della Commissione europea al nostro paese, ove si chiedevano all`Italia non solo ‘sforzi aggiuntivi, anche nel 2014, per rispettare il Patto di Stabilità e Crescita’, ma anche e soprattutto, il raggiungimento del pareggio di bilancio ne12015. Altro che rinvio al 2016”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.

“Ecco, Matteo Renzi ha fatto orecchie da mercante. E non solo non rispetta le indicazioni europee, ma, com`è suo uso, rilancia. E faslittare il pareggio di bilancio di un altro anno. Incurante di tutto e di tutti. Incurante, soprattutto, degli effetti nefasti che questo suo atteggiamento avrà da subito, ma ancor di più negli anni a venire, per gli italiani. Perché negli anni a venire? Per due motivi. Il primo: la bolla su cui si basava la politica economica di Renzi, vale a dire la spending review, che era diventata la cassaforte del governo, fonte di tutte le coperture, non esiste più. Per il 2015 si era partiti da un obiettivo di15-16 miliardi di tagli alla spesa pubblica improduttiva, poi ridimensionato e portato a 13 miliardi. Ma nella Nota di aggiornamento al Def, ultimo documento ufficiale del governo, va ancora peggio: i risparmi previsti ne12015 si fermano a 5 miliardi. E le misure che Matteo Renzi intende inserire nella Legge di stabilità, da presentare entro il 15 ottobre (conferma del bonus Irpef; nuovo taglio dell`Irap; ammortizzatori sociali; fondi alla scuola e allentamento del patto di Stabilità per i Comuni) si faranno in deficit. Il peggio arriverà ancora dopo. Negli anni successivi al 2015, la Nota di aggiornamento al Def non prevede alcun taglio di spesa, mentre si punta tutto su un aumento dell`Iva e delle imposte indirette, di 12,4 miliardi di euro nel 2016; 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018. Eppure non più tardi di una settimana fa, ospite di Fabio Fazio in televisione, fresco di trasferta americana, Renzi aveva affermato: ‘Non ci sarà un centesimo di tassa in più’. La gente non capisce ed è preoccupata. In tv ascolta una cosa, ma nei documenti ufficiali, e poi nella realtà, ne trova un`altra. Il succo di tutto ciò è che non ci sono le coperture né per gli impegni già presi dal governo, quindi soldi già spesi, né per le promesse che, se non vuole rimetterci la faccia, Matteo Renzi deve mantenere. Ne deriva che opereranno a pieno ritmo le coperture automatiche, cioè le clausole di salvaguardia, già messe o da mettere nei provvedimenti economici del govemo.E si tratta, per ciascuna di esse, di aumento delle tasse. Il futuro prossimo venturo degli italiani, quindi, è un futuro fatto di delusioni, con tutto il potere negativo, in termini economici, della delusione e del disincanto”.

“Il secondo motivo per cui riteniamo che gli effetti negativi del fallimento della politica economica di Matteo Renzi sui conti pubblici e nelle tasche e per la vita degli italiani arriverà nei prossimi anni è che la Nota di aggiornamento al Def ha rivisto sì al ribasso le stime di (non) crescita del Pil di aprile, ma, ciononostante, contiene ancora previsioni fin Coppo ottimistiche. Non solo e non tanto per il 2014, anno in cui se chiuderemo a-0,3%, come vorrebbe il governo, saremo fortuna ma per il 2015: crescita prevista  +0,6%. Vuol dire che in un anno dovremo recuperare quasi l’1%. E se non raggiungeremo questo obiettivo, anche il rispetto del  rapporto deficit/Pil entro i 13% sarà  nuovamente in discussione”.

“Ma il governo Renzi ha messo in cantiere le misure necessarie per crescere di almeno un punto di Pil tre il 2014 e il 2015? È questo il problema. Delle riforme promesse a marzo, subito dopo l`insediamento del governo, neanche l`ombra”, conclude Brunetta.