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ECONOMIA. La lettera a Juncker&Katainen. Una critica trasparente per salvare l’Italia

 

 

 Lettera

C

aro Presidente, Caro Vice presidente,

 

 

grazie per l’attenzione rivolta alla Legge di stabilità italiana per il 2015. Apprezziamo molto il lavoro svolto dalla Commissione, ai sensi dell’articolo 7(2) del Regolamento (EU) N.° 473/2013 del 21 maggio 2013.

Come è già emerso dalle vostre analisi, il documento presentato dall’Italia non rispetta i parametri del Patto di Stabilità e Crescita.

In particolare, sono 3 i motivi per cui l’Italia si colloca fuori dal cosiddetto “braccio preventivo”:

 

  1. Anche dopo le correzioni sul 2015, comunicate il 27 ottobre 2014 dal ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, il nostro paese non ha quel “margine di sicurezza” richiesto dal Six Pack a garanzia del “non sforamento” del limite del 3% nel rapporto deficit/Pil nominale. La mancanza di tale “margine” è tanto più grave se il Pil del 2015 registrerà, come è probabile che effettivamente accada, una crescita minore rispetto alle previsioni del governo. Evento che porterà il rapporto deficit/Pil nominale ben oltre il 3% nel 2015.

Inoltre, il governo italiano non rispetta le raccomandazioni del Consiglio europeo, approvate in via definitiva l’8 luglio 2014, con riferimento al rapporto deficit/Pil strutturale. Il Consiglio europeo, infatti, ha chiesto all’Italia di raggiungere il pareggio di bilancio strutturale nel 2015 invece del 2016. Ma la risposta è stata l’esatto contrario: nella Legge di stabilità per il 2015 l’Italia pospone di un ulteriore anno il pareggio di bilancio al 2017.

  1. C’è grande incertezza sulla Spending review, che nei piani del governo dovrebbe finanziare la maggior parte delle misure contenute nella Legge di stabilità. Se i tagli di spesa ipotizzati non si realizzeranno, scatteranno automaticamente le clausole di salvaguardia, che consistono in aumenti dell’Iva, della benzina, delle accise e delle altre imposte indirette. E la pressione fiscale in Italia supererà il livello già insopportabile del 45%.

Questa situazione non è sostenibile per i cittadini italiani, reduci da 6 anni di crisi economica e finanziaria; né le imprese italiane sono più in grado di sopportare un tale carico fiscale. Significa che la disoccupazione continuerà a crescere per tutto il 2015 e il 2016.

A ciò si aggiunge che i numerosi e ambiziosi progetti di riforma del governo aspettano ancora una approvazione definitiva e/o la piena implementazione attraverso i necessari decreti attuativi; e gli esiti delle stesse restano incerti.

 

  1. Infine, con riferimento al debito pubblico italiano, esso non è sostenibile non solo per l’alto livello dello “stock” (133.8% rispetto al Pil nel 2015), che rappresenta un fardello per l’economia italiana e una causa grave di vulnerabilità, specie nel contesto attuale di bassa crescita e bassa inflazione; ma anche perché il relativo percorso di riduzione continua a subire rallentamenti e rinvii.

A parte annunci di privatizzazioni per lo 0,7% del Pil all’anno nel periodo 2014-2017, il percorso non è ancora neppure iniziato e non si hanno informazioni concrete circa la strategia di lungo periodo del governo.

 

In conclusione, le misure contenute nella Legge di stabilità del governo rallentano la crescita in Italia, piuttosto che stimolarla. Di conseguenza, diventerà sempre più difficile per il paese rispettare i parametri del Patto di stabilità e crescita non solo nel 2015, ma anche negli anni a venire.

Questo è stato dichiarato con chiarezza dalle principali autorità indipendenti italiane – dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio alla Banca d’Italia; dalla Corte dei Conti all’Istat – nelle loro audizioni parlamentari il 4 novembre 2014. E la maggioranza di governo è in affanno con i tempi  per l’approvazione della Legge di stabilità entro la fine dell’anno.

Auspichiamo che il dialogo costruttivo della Commissione europea con il governo italiano consenta di evitare ulteriori danni al nostro paese, alla nostra economia e alle nostre finanze pubbliche.

Cordialità,

RENATO BRUNETTA
13 novembre 2014