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EDITORIALE. Dieci punti per un’opposizione a 360 gradi. Non ci sono margini per ricavare spicchi di consenso a disegni autoritari. Il Patto del Nazareno era un ponte verso la democrazia. Renzi ne ha cambiato la destinazione d’uso, trasformandolo in strumento di una deriva autoritaria

 

Renzi e Berlusconi

  1. 1.    Il ‘no’ di Berlusconi, la sua determinazione a praticare un’“opposizione a 360°” non ha crepe. Non esistono possibili spicchi di consenso residui. Tipo: che passi da 360 a 280, o 250. Finora infatti eravamo a 180. ‘No’ a Renzi sul governo delle emergenze e urgenze economiche, fiscali, lavoro, giustizia, burocrazia. Insieme con lui per la riforma elettorale e costituzionale. No: 360. Punto e a capo.
  2. 2.    Lo diciamo subito, per non lasciare margine ai fabbricatori di retroscena fasulli. I giornaloni fanno infatti trapelare una morbidezza cedevole dietro la voce tonante del leader di Forza Italia. Balle. Non esiste nessun messaggio subliminale che attenui la nettezza della rottura. Che non è stata nostra, ma della quale, essendo persone perbene, abbiamo preso atto.

  1. 3.    Il Patto del Nazareno è un ponte in costruzione che è saltato per aria. Renzi vorrebbe il nostro assenso per mantenere intatte con il nostro ‘sì’ le campate finora progettate insieme. No, non è proprio decenza chiederci questo. Infatti quel ponte e quel Patto hanno cambiato destinazione d’uso. Non servono a traghettare l’Italia verso una democrazia compiuta, ma verso il regno perenne del renzismo, la cui “deriva autoritaria” si è palesata con l’elezione del Capo dello Stato.

  1. 4.    Renzi si era convinto (o si era fatto convincere) che ci saremmo sottomessi alla sua prepotenza. A Berlusconi e a Forza Italia non interessa la parte di comprimari di una farsa il cui finale sarebbe la tragedia della nostra vita comune, con una architettura di Stato studiata per consentire il dominio permanente di un Partito democratico capace solo di avvelenare i pozzi della democrazia.

  1. 5.    Il Patto del Nazareno supponeva coesione morale tra i contraenti. Dopo i fatti del 2011, che aveva consentito l’instaurarsi del regime montiano, si era arrivati all’assurdità di una vittoria ottenuta con i brogli, per di più per il rotto della cuffia (lo 0,37 per cento) che si trasformava in maggioranza alla Camera schiacciante. La sentenza della Corte costituzionale bocciava radicalmente quella legge elettorale che ci ha regalato una democrazia lesionata, con un Parlamento distante, distantissimo dalla sovranità popolare. Per ragioni funzionali, discusse e discutibili, la Consulta non annullava però i seggi abusivi, ridisegnando la mappa della Camera e del Senato, ma li lasciava al loro posto. Renzi prendendo atto della delegittimazione morale e politica della sua maggioranza, rinforzata per di più da deputati votati per sostenere “Berlusconi Presidente”, chiedeva a Berlusconi di lavorare in consorzio paritario per definire le regole di una democrazia funzionante e decidente. Democrazia però. Con pesi e contrappesi.

  1. 6.    Questo era il senso del Nazareno. Più ancora che un tavolo tecnico, era un approdo morale alla comune consapevolezza della necessità di una pacificazione che sanasse le ripetute ferite inflitte al corpo del popolo sovrano. Mettere tra parentesi la logica dei rapporti di forza basati su numeri incostituzionali, superare nei fatti l’estromissione di Berlusconi (e dunque di dieci milioni di elettori) dal Parlamento. Insomma: un nuovo mondo.

  1. 7.    Questa prospettiva di largo respiro ha richiesto e ottenuto da Silvio Berlusconi una straordinaria disponibilità ad accettare modifiche al progetto originario che si era condiviso: in modo preciso quanto alla legge elettorale, adottando il modello spagnolo; a grandi linee per la riforma del bicameralismo paritario. Ne abbiamo contate diciassette. Alla fine abbiano fatto presente che il premio di lista era contro il centrodestra, una maniera per cucire addosso a Renzi la maglia rosa del vincitore del giro d’Italia per vent’anni.

  1. 8.    C’era però un accordo ultimo: l’architrave che tiene insieme tutte le campate, e garantisce davvero la solidità di quel ponte e la congiunzione tra le due faglie continentali, quella di centrodestra e quella di centrosinistra, per troppi anni delegittimate da rispettive scomuniche. Ed era il Capo dello Stato. Arbitro, garante, scelto insieme. Perché così si fa. Il garante dell’unità e dei meccanismi istituzionali in via di approvazione è a sua voglia frutto e cemento di questa storia.

  1. 9.    Invece: Renzi passa alle maniere forti. Sceglie lui, garantisce a se stesso l’unità del partito, e con noi usa la bruta logica dei numeri rapinati al popolo sovrano. Per di più pretende di far approvare di gran carriera, con il nostro consenso oppure no, l’abbozzo di riforme da noi accettato in vista di un bene superiore, che ora è stato deturpato dalla volontà predatoria di Renzi.

10. Per questo diciamo ‘no’ a 360°. Questo ha subito conseguenze nella nostra condotta in Parlamento. Ed è ovvia e coerente conseguenza. Ma soprattutto comporta per noi una scelta di campo strategica. Non significa soltanto costruire unità nel centrodestra, ritrovando un più semplice terreno di intesa. Ma esige l’impegno strategico a costruire una Forza Italia e un centrodestra di contenuti basati su una cultura politica solida, liberale e popolare. Identitaria e ancorata agli interessi del ceto medio che coincidono con quelli dell’Italia.

N.B. Renzi è davvero un furbone, ed è la sciagura di questo Paese.

Invece di occuparsi delle emergenze economiche e sociali, disegnare una giustizia e una burocrazia giuste ed efficienti, impegnare il Parlamento e il Paese in un progetto di sicurezza interna e di pace europea e mondiale, che fa?

Va di corsissima a mettere insieme una riforma costituzionale di cui non si avverte l’urgenza (varrà per il 2018).

E ora vuole intasare il Parlamento con le unioni gay e lo ius soli, per dare cittadinanza facile agli immigrati. Vuole puntare a dividere il centrodestra, ovvio, dove sono presenti anime e sensibilità diverse. Il tutto senza che ci sia alcuna emergenza reale in Italia su questi temi, ma solo i fuochi fatui della propaganda radical chic. Ti abbiamo riconosciuto, mascherina.