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EDITORIALE. Renzi come Gengis Khan: annuncia di prendersi la Rai e la scuola. Non riforma, distrugge e occupa. Lo respingeremo in Parlamento e nel Paese. Insieme con l’immoralità razzista dell’identificare il male con il nome di un oppositore politico

 

 Gengis-Khan

L

a (scarsa) moralità di Renzi, la sua assoluta impossibilità di intessere rapporti di civile collaborazione con chi non gli è sottomesso, si è dispiegata ieri nella sua pienezza bullesca. Il mattino ha parlato di scuola, di “buona scuola”, persino di crescita umana che è scopo dell’istruzione. Parole vuote.

Il pomeriggio discute in Rai di Rai e della sua riforma.  Dice a qualche milione di persone, nell’intervista con Lucia Annunziata: “Pensiamo che la Rai debba essere il grande motore dell’identità educativa e culturale del Paese e in quanto tale non possa essere normata da una legge che si chiama Gasparri”. Qui siamo all’identificazione del male con un nome e con la persona che lo porta. A prescindere dai contenuti, c’è la pretesa di afferrare l’intimo di un uomo e di privarlo di dignità politica.

Ehi, Gasparri la pensa diversamente da te. Ha concezioni sulla vita e la morte poco renziane, probabilmente. Ma qui siamo all’individuazione di un codice genetico per mettere al bando della democrazia chi lo porta.

 

Impossibile da sopportare ma avrebbe avuto una portata minore, se questa ingiuria fosse stata pronunciata in faccia, con replica annessa.

Ma diventa un’esibizione da Gengis Khan alla guida dell’orda mongola se usata da un premier in una trasmissione senza contraddittorio per marchiare l’opposizione.

Renzi, comincia un anno nuovo con la solita tecnica. Annuncio solennizzatissimo, tale da prendersi la prima pagina dei giornali, sulla riforma della scuola. La chiama Buona scuola. Ma in realtà è buona specialmente per il suo uso come ammortizzatore sociale dei 140 mila laureati precari.

Riforma della Rai. Dice che vuole sottrarla ai partiti. Bello. La vuole consegnare all’“uomo solo al potere” (copyright Boldrini), cioè a se stesso.

E che cosa c’è di più urgente che permettere a Gengis Khan di occupare le vaste praterie dell’etere? Nulla.  Dunque decreto legge.

Notiamo che i contenuti annunciati sono sempre metà bastone e metà carota.

 

Metà durezza, per mettere a tacere i critici dello status quo, visto che severità e eliminazione di posizioni parassitarie sono necessarie per le vere riforme. Ma poi questa durezza di principi è costantemente vanificata da concessioni populistiche.

Anche stavolta è così. Sulla scuola? Merito, concorsi (bastone). Assunzioni di massa togliendo risorse per i docenti bravi (carota).

Nella realtà prevale la carota clientelare che consente a Renzi di occupare il territorio.

Rai: riforma dura e pura, via i partiti. In fretta e furia, decreto urgente!

Questa durezza risanatrice in realtà è fatta per destrutturare il pluralismo già scarso. Per far digerire questa prepotenza e farsi applaudire la fretta dall’opinione pubblica e farsi propaganda, vi associa il dimezzamento del canone.

Furbizie senza lungimiranza da statista.

 

Noi ci opporremo nel Parlamento e nel Paese all’occupazione di ogni spazio di libertà del Gengis Khan fiorentino.