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EDITORIALE/2 – IL PARTITO DELLA NAZIONE SIAMO NOI. Finiamola con la tattica e con il far discendere il nostro destino dai ‘sì’ o dai ‘no’ di Renzi

 

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È

 il tempo di renderci conto che il Partito della Nazione siamo noi. Di operare di conseguenza, aprendo il cantiere delle idee e dei programmi. Senza sudditanze verso nessuno. E’ anche questo un modo di prepararsi all’“effetto 8 marzo”.

Quell’8 di marzo, giorno in cui il Tribunale di Milano ha stabilito per lui la fine della pena detentiva, non è una data privata e o significativa solo per Forza Italia. Il rientro in campo di un Silvio Berlusconi senza i vincoli alla sua libertà di movimento e di parola, sposterà il vento della politica italiana. In attesa di ulteriori notizie da Strasburgo, non possiamo più accontentarci della tattica dei tavoli esterni e delle camarille interne.

E’ il tempo di una rinascita. Questa vicenda dell’elezione del Capo dello Stato ha scrostato dalle illusioni e dalle deleghe di responsabilità il nostro presente e il nostro futuro.

Conseguenze immediate.

Smettiamola di guardare al tavolo della nostra batosta. Renzi ha dimostrato chi è. Tratta. Quando qualcosa non gli va, fa volteggiare la scimitarra vicino al collo dell’interlocutore, che cede e allora la rinfodera. Finché l’altro dice un ‘no’ che è un ‘no’, e tu ti aspetteresti ancora una orientale movenza della lama, invece zac, ti taglia la testa.

Ha sempre fatto così, Renzi. Sin dal primo momento. Lusinga e leoninamente intasca. Quando Berlusconi ha detto di ‘no’, chiedendo rispetto e lealtà, zac.

Nessun problema. D’ora in poi non andrà più così. Continueremo il lavoro al tavolo delle riforme, perché la politica è questo, ma nella trasparenza e nella limpidezza evangelica dei sì-sì-no-no “e tutto il resto viene dal maligno”.

Se – come nella scena più famosa di Indiana Jones – il duellante si farà sotto mulinando in ghirigori barocchi la spada fiorentina, abbrevieremo l’insano duello: un colpo e via. Ma lo daremo noi. E’ più leale verso i nostri elettori e verso il Paese, è persino pedagogico verso Renzi evitare le fumisterie d’oppio del Nazareno e dirigersi verso le azioni nette e recise.

Nessuna sottomissione basata sulle minacce di chissà che o sui numeri preponderanti. Ha i numeri? Li usi. Nessun problema. Ma non faremo i dhimmi dell’emiro siciliano, i cittadini di serie B, che hanno il permesso di restare cristiani e tenere aperto il negozio, ma lasciando l’ordine della vita civile e il governo al capo musulmano.

E non saremo neppure i gregari di Matteo Salvini, a far da ruote di complemento del Carroccio.

Bisogna passare dal tavolo delle trattative alla consapevolezza della nostra forza intrinseca, della necessità che l’Italia ha di un’espressione politicamente compiuta di quel blocco sociale e di valori, di interessi e ideali, che è il ceto medio. Che non è una definizione di redditi ma di status esistenziale.

Berlusconi nel 1994 ha posto le premesse di qualcosa che deve ancora compiutamente – con la sua presenza e guida – definirsi nell’epoca attuale del renzismo accaparratore di qualsiasi postazione pubblica e soffocando di tasse ciò che è privato.

Intanto c’è l’“effetto 3 febbraio”. C’è il nuovo Capo dello Stato arbitro e non giocatore, c’è la notizia della abbreviazione dell’ingiusta pena.

Detto questo, bisogna finirla di caricare la croce sempre e solo sulle spalle di Silvio Berlusconi. La responsabilità di costruire qualcosa di solido e davvero alternativo a Renzi e al suo Partito democratico tocca a tutti e a ciascuno, ben al di là dei richiami generazionali.

Chi ha filo deve tessere, non trame di potere, ma la stoffa di programmi e di idee per Forza Italia, asse costitutivo del Partito della Nazione. Che siamo noi.