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a tentazione è cominciare con due formule consolatorie. La prima: Renzi si è sgonfiato. La seconda: mal comune mezzo gaudio, ha vinto l’astensione, non il nostro avversario. Cose vere, verissime, e le analizzeremo. Ma compiacerci di queste osservazioni sarebbe disonesto verso noi stessi e la nostra gente. Che è ancora nostra, anche se non è andata a votare o ha cambiato negozio perché teme che Forza Italia sia diventata una sottomarca della concorrenza, una linea B del medesimo renzismo.
Come si sarà notato, abbiamo già cominciato a fare un discorso di verità su noi stessi. Preferiamo guardare la realtà, perché non ne abbiamo paura. Non abbiamo bisogno di farci il lifting sull’occhio nero per fingere di aver schivato il colpo. Non siamo mica morti, e questa era una partita di precampionato, senza offesa per le due Regioni implicate nel voto. Una lezione per ripartire. Anzi siamo già ripartiti. Segniamoci una data, la prima risposta a questi risultati: 29 novembre, NO TAX-DAY, dovunque in Italia. L’astensionismo è il nostro vasto campo di semina e mietitura.
Sono stati a casa i moderati che non hanno percepito la nostra offerta e la nostra presenza, capace di contemperare protesta e proposta, valori di sicurezza e di giustizia. Com’è potuto accadere?
Queste elezioni sono cadute dopo mesi in cui Forza Italia e il suo leader hanno impegnato tutto il senso di responsabilità del mondo per tenere insieme il Paese, cercando di stabilire con l’avversario le regole del gioco politico per cui sia possibile governare sul serio, e la competizione sia leale, superando la guerra civile fredda che dura in Italia da vent’anni ed ha per bersaglio Berlusconi e i suoi.
Tutto questo – ne eravamo ben consapevoli – avrebbe significato pagare un prezzo di impopolarità in presenza di una crisi che spinge a proteste forti e senza sconti. Ma la posta era essenziale per il bene comune.
La nostra opposizione dura e sostanziale, puntuale e propositiva, è stata fatta passare per finzione scenica da chi aveva l’interesse, da destra e da sinistra, a far credere fossimo succubi di Renzi. Balle. Panzane. Bugie. Sono (o erano?) piani diversi. Quello di un accordo sulle legge elettorale e le riforme istituzionali è (oppure era?) la premessa senza cui non esiste pacificazione.
È, dovrebbe essere così… Il Nazareno non doveva essere il passe-partout in mano a Renzi per entrarci in casa e svaligiare la nostra buona fede e le speranze dei nostri elettori.
Così, lo stiamo scoprendo in queste settimane, lo hanno inteso tanti intorno a Renzi. Temiamo con l’avallo del premier fiorentino.
Vedremo se nelle prossime giornate, nelle prossime ore, manterrà le sue pretese leonine. Di certo si accorgerà presto che il leone non è lui ma Berlusconi.
Non accampiamo scuse di comodo, se non siamo stati capiti. Diciamo pure che questa è una lezione utile. In presenza di un incantatore di serpenti come Renzi non basta più essere quello che siamo, e non abbiamo mai smesso di essere, ma come la moglie di Cesare dobbiamo anche apparirlo. Evitando qualsiasi pretesto di confusione per il comodo degli avversari e degli alleati.
Non abbiamo amici tra i mass media. È una vita che la categoria dei giornalisti, al seguito dei rispettivi editori, sta a stragrande maggioranza con la sinistra.
Fedeli al punto – pur di fare un piacere a Renzi – di creargli a destra una alternativa che gli consenta di vincere facile e destinata alla sconfitta, cioè Salvini.
Abbiamo anche noi dato una mano: scegliere un bravo candidato leghista, come di certo era Alan Fabbri, nella certezza che comunque non avrebbe vinto, significava prenotare il sorpasso della Lega, stante il momento sociale e l’impegno generoso di Forza Italia nelle riforme concordate con il Pd (e tradite dal medesimo scientemente, anche per favorire la Lega).
L’unico che ha dimostrato di saper stracciare il copione preconfezionato dei mass media, capovolgendo la comunicazione a suo favore, è stato Berlusconi. Che in questa campagna (avete in mente le catene?) non ha potuto impegnarsi né andare sui territori. Vedi alla voce golpe politico-giudiziario.
Ai nostri amici della Lega diciamo: il centrodestra deve poter governare presto, e questo è possibile se non si corre da soli, in costante gioco di discredito verso il leader naturale dei moderati e il partito che li rappresenta.
E veniamo agli altri, a Renzi cioè. E’ patetico che oggi canti la vittoria del gambero. Aveva proclamato se stesso come trionfatore alle europee, ricavandone un mandato politico.
Ora per onestà dovrebbe prendere atto che i cittadini si sono stufati di lui. Non è il vento nuovo che porta la primavera, il suo chiacchiericcio ha stufato.
È vero quello che scrive Stefano Folli, che hanno perso sia la politica sia l’antipolitica. Ma a ben guardare chi in questi mesi ha occupato manu militari i mass media interpretando il ruolo sia della politica che del suo supremo rottamatore. La risposta è ovvia.
L’astensionismo è frutto di una stanchezza antica per la politica cui si è aggiunta quella nuova nei confronti del chiacchiericcio senza fine e senza drammaticità di Renzi. Stia sereno Renzi. Vada avanti così. Noi per fortuna non siamo tranquilli, non siamo sereni.