Socialize

FORZA ITALIA. La genialità e il realismo di Berlusconi ribaltano il tavolo della sconfitta

 

berlusconi_arcore_forza_italia

Berlusconi una volta di più ha dimostrato di essere un’altra cosa. Invece di compatirsi e di trasmettere il sentimento della sconfitta, accettando le analisi disfattiste offerte a piene mani dai politologi un tanto al chilo, ha ribaltato il tavolo dei sentimenti e delle prospettive. La formula da cui si evince il senso di tutto il suo impegno politico di statista indispensabile a questo Paese sta nella risposta ad una domanda sul Patto con Renzi: non con Renzi, “il mio Patto è con l’Italia”.  Da lì ne è venuto un mix di genialità e di realismo. Genialità per vincere, realismo nel considerare gli attuali rapporti di forza.

“Il Mattinale” propone qui alcuni sintetici spunti di una riflessione che deve potersi sviluppare nella “parresìa”, in franchezza e libertà.

  1. 1.     La vittoria di Renzi è una vittoria di Pirro. Ha avuto il 49 per cento del 37 per cento in Emilia-Romagna. La vignetta del nostro Simone Baldelli di ieri era perfetta: perché se ha vinto il Partito dell’Astensione il presidente dell’Emilia-Romagna è del Partito democratico? C’è una debolezza enorme in questo prevalere di Renzi. E’ dimostrato il suo precipitare nel consenso nonostante l’occupazione semi-totale del video (l’altra metà è stata strategicamente assegnata a Salvini, in chiave anti-Berlusconi).

  1. 2.     La vittoria di Salvini è, simmetricamente, quella di un vice-Pirro. Applichiamo alla Lega i medesimi severi criteri applicati al Pd. Ha avuto il candidato marcatissimamente leghista, eppure in termini di voti assoluti ne ha avuti meno del 2010. Ha avuto il doppio e più dei voti locali di Forza Italia. Ok. Spostiamoci in Calabria, che non è la regione di un altro Paese. Qui Forza Italia ha avuto non il doppio ma venti volte i voti della Lega, la quale lì non è neppure riuscita a presentarsi.

  1. 3.     Assegnare a Renzi la possibilità di cambiare la legge elettorale dicendo sì al premio di lista e confidando che poi la Lega sarà costretta a unirsi a noi, è una generosa speranza.

  1. 4.     Davvero possiamo fidarci di Renzi quando promette di non andare al voto con suo comodo dopo aver disegnato con il nostro consenso una legge a sua misuraNon ha mantenuto nessunissima promessa, peraltro di un programma che non è stato validato da alcuna elezione, e noi dovremmo credere a scatola chiusa alla disponibilità a discutere insieme sul candidato al Quirinale? Non controlla il suo partito. Avrà facile gioco a dire che non è stato proprio possibile fermare il vento della piazza… Accettare le variazioni del Nazareno così stravolgenti è un passo su cui riflettere mille volte.

  1. 5.     Se davvero, stante la generosa offerta di Berlusconi, noi dovessimo assegnare a Salvini il ruolo di centravanti di sfondamento-candidato premier, dovremo essere noialtri a chiedere di unirci alla Lega. Se riconosciamo di fatto una supremazia elettorale del Matteo numero 2, con quale argomento potremmo esigere per Forza Italia il ruolo di Bluetooth, di federatori? Chi deciderà è il più forte. Che secondo noi non è affatto la Lega, salvo regalargli un primato che non esiste nella realtà. Se si concede il ruolo guida dei moderati a un leader in gamba ma che moderato non è, e non ci tiene neanche a esserlo, come è pensabile che sia Forza Italia a mantenere la barra del centrodestra, certo tenendo conto di tutte le sensibilità, ma senza rinnegamento della nostra natura? Il precedente è il caso Tosi a Verona. Una volta scelto lui come candidato, metà e più dei nostri hanno aderito alla lista Tosi, unendosi con lui e riconoscendone la leadership programmatica. Se si cede il primato, il regista lo sceglie la Lega. Il programma sarà a dominanza leghista. No all’euro? Gli immigrati segnati a dito come invasori? Tasse per tutti al 15 per cento come da proposta della Lega? Meraviglioso. Noi diciamo al 10, allora. E come è pensabile di vedere Alfano e i suoi nel medesimo partitone?

Conclusione provvisoria e rispettosa.  Forse non è il caso di dire di sì alle proposte leonine di Renzi sulla legge elettorale. Proprio in obbedienza alla formula usata dal nostro Presidente Berlusconi: il nostro Patto è con l’Italia. E nemmeno è il caso di incoronare come nostro centravanti un amico e alleato eccellente che però – giustamente – indossa un’altra maglietta.