Quando vediamo Berlusconi così, stiamo tutti meglio.
Lo diciamo anche per chi non è dei nostri: è una buona cosa per l’Italia questo autunno azzurro, che è un ossimoro felice per scacciare dall’orizzonte l’ottobre nero che incombe sul nostro Paese.
Questo entusiasmo di Silvio è tanto più significativo perché non nasconde nulla delle angosce che ci assillano. Berlusconi le ha tutte presenti. Il discorso di Sirmione non ha trascurato niente. Economia e terrorismo, Guerra fredda e disoccupazione. Eppure trasmette la certezza di una luce, di una prosperità, di qualcosa di buono che è più forte di tutti i mali che straziano questo mondo. Comunica questa sicurezza da autentico leader di popolo e da statista di statura mondiale.
Chi pensava di liquidarlo come un arnese in disuso, legandolo ai ceppi dell’inagibilità politica, è liquidato. Il segno della sua forza intatta si percepisce dall’autoironia, da questo suo trattarsi da “mezza bandiera”, da “vecchietto”. Invece.
Noi qui sottolineiamo pochi punti.
Giustizia. La Corte europea dei diritti dell’uomo, accettando il ricorso di “Silvio Berlusconi contro l’Italia” (si dice così) per l’ingiusto processo da lui subito, demolisce il dogma su cui si è costruito l’allontanamento del leader dei moderati dalla competizione politica. Di fatto ora a essere rinviato a giudizio, a essere messo sotto processo è il Processo Mediaset, e con esso il metodo lì adottato: quello del privilegio assoluto dato alla accusa rispetto ai diritti della difesa. Un trattamento che riguarda sì Berlusconi, ma è un comportamento purtroppo diffuso e che fa somigliare la macchina della giustizia a un tritacarne.
Berlusconi è certo in coscienza del ribaltamento del giudizio sul suo caso specifico. Lui ha sempre chiesto soltanto di leggere le carte davvero: è quello che noi abbiamo fatto e da cui emerge l’estraneità del Cavaliere dai fatti criminosi che anzi hanno avuto lui per vittima.
Questa vicenda apre due pagine politiche.
1- Il ripristino immediato della democrazia lesa dalla “mostruosa” sentenza della cassazione del 1° agosto 2013, con l’aggiunta dell’incostituzionale applicazione della legge Severino (anche questo ricorso è stato accettato dalla Corte europea).
2- La necessità di una riforma della giustizia che la renda efficiente e davvero giusta, secondo quanto da anni andiamo proponendo trovando la sordità di molta sinistra e l’ostruzionismo attivo e persecutorio di settori ideologizzati della magistratura e della stampa e finanza amiche.
Politica economica. Noi ci siamo. Da sempre abbiamo sostenuto la necessità di liberalizzare il mercato del lavoro, nel contempo tutelando i giovani trascurati vergognosamente dai sindacati. Bene dunque Renzi, se lo fa davvero. E non cede a compromessi che annacquino il vino non entusiasmante ma almeno potabile del Jobs Act.
Non basta il Jobs Act: va accompagnato da una riforma fiscale shock in Italia. Ed in Europa dalla rapida implementazione del Piano Junker che prevede investimenti infrastrutturali per 300 miliardi. Forza Italia ritiene esistano risorse europee per triplicarlo. Allora sì qualcosa cambierebbe davvero.
Politica estera. Angoscia per l’incompetenza di molti presunti leader mondiali, i quali hanno complicato le crisi invece di risolverle. La minaccia dell’Isis, con il suo terrorismo islamico diffuso anche tra noi talvolta sotto la maschera di una moderazione fasulla, esige una coesione nazionale e internazionale.
Totalmente irrazionale è allora innalzare un nuovo muro con la Russia, ricreando la Guerra Fredda, invece che trovare un’intesa globale tra tutti i Paesi che si riconoscono nei principi della libertà di coscienza e di religione, tanto più quando fanno insieme riferimento alle radici cristiane.
Dunque: una nuova Pratica di Mare.
Sulla base di questa visione, e con una guida che promana questo carisma fiducioso del futuro, Forza Italia è chiamata a raccogliere forze fresche e nuove per lanciare la sfida alla sinistra, che è autentico fattore di instabilità e di conservazione mentre occorre oggi una energia rivoluzionaria.
Da una rinnovata Forza Italia viene l’invito all’unità del centrodestra. Abbiamo ideali e programmi simili, con voci diverse, ma infinitamente più armoniche delle paurose dissonanze tra trombe nuove e vecchi tromboni del Partito democratico.