Benvenuta sinistra! Bene arrivati, presidenti Renzi e Napolitano dove noi ci eravamo accampati circa dodici anni fa. Da allora Berlusconi e noi del centrodestra (tutto il centrodestra!) non abbiamo spostato le nostre tende, non abbiamo cambiato i nostri propositi di conquistare la modernizzazione e la prosperità dell’Italia liberandola dai lacci e lacciuoli.
Ma a impedircelo allora fu proprio la sinistra al gran completo, compattissima, con tanto di manifestazioni e scioperi generali.
Ricordate il libro bianco di Marco Biagi, con le sue proposte oggi attualizzate nel Jobs Act, e allora definite limacciose dalla Cgil nella persona del suo segretario Cofferati?
Logico che noi siamo d’accordo con noi stessi. E accettiamo di votare e sostenere le proposte del governo. Non ci importa se giovano a Renzi, né che conseguenze politiche possano avere. Ci interessa che salvino l’Italia, o almeno fermino lo scivolamento inesorabile verso l’abisso.
Constatiamo che esistono ormai due Pd. Uno maggioritario (?) guidato da Renzi. Un altro avversario del primo, e non su questioni marginali, ma sulla stessa idea di che cosa sia diritto inalienabile del lavoratore e che cosa no.
Su questo punto Renzi dice di essere disposto ad arrivare a realizzare il suo disegno di riforma del lavoro, con l’abrogazione dell’art. 18, anche “in modo quasi violento”.
Napolitano gli dà manforte, davanti a un pubblico di studenti, scandendo “anatemi contro conservatorismi, corporativismi e ingiustizie”.
Tutti hanno compreso che il Capo dello Stato ha stretto un patto con Renzi per far fuori, in modo quasi violento, i conservatori del Pd (Bersani & Co.) e il sindacato della sinistra definito inopinatamente corporazione.
Siamo d’accordo. Napolitano ci ha rubato le parole di bocca. Ma ci poniamo alcune domande.
1) Può il Presidente della Repubblica esternare fino a entrare di fatto in una contesa del suo partito di appartenenza? Noi ne dubitiamo. Se otterrà i risultati voluti, cioè piegherà le resistenze dei suoi antichi compagni, forse sarà stata una “felix culpa”, ma non ci piace lo stesso questo saltare con balzi da ventenne oltre i confini a lui assegnati dai padri della Patria.
2) Perché il Capo dello Stato non si comportò identicamente dinanzi alle riforme modernizzatrici della pubblica amministrazione e della scuola volute dal governo Berlusconi? Ci furono 12 (dodici!) scioperi generali indetti dalla Cgil degli statali e dei dipendenti pubblici contro i provvedimenti voluti dal ministro Brunetta; contro le scelte del ministro Gelmini, ci fu una protesta ossessiva, ci furono militanti scalmanati che si accamparono sui tetti di scuole e università, raggiunti con scalate acrobatiche da Bersani e Di Pietro, pur di manifestare condivisione a queste forme di lotta extraparlamentare. Forse che il Capo dello Stato tacciò i manifestanti di conservatorismo e corporativismo? Figuriamoci. Ricevette con prontezza compiaciuta le delegazioni degli studenti avversi al cambiamento. Solo dopo si accorse che forse era il caso di ascoltare anche gli altri ragazzi di diverso avviso…
3) Ora difende Renzi. Lo preserva da bastonate europee, cercando di sgombrargli il campo per la riforma del lavoro. Perché nel 2011 ostacolò invece, certo in buona fede, la volontà di Berlusconi di portare al G8 di Cannes un decreto legge che avrebbe tolto ragioni al complotto (“scheme” ha scritto precisamente il segretario di Obama al Tesoro, Tim Geithner) ordito contro il nostro governo legittimamente eletto? No, due pesi e due misure non vanno bene.
A questo proposito ci piace notare che a Trani si fa largo, con carte e testi di email che il pm ritiene incontrovertibili, la conclusione che le agenzie di rating si mossero in malafede e con un disegno concertato decisero di declassare l’Italia sulla base di una volontà punitiva, senza riscontri nei fondamentali economici dell’Italia.
Fu danneggiata l’Italia, non solo il governo Berlusconi. La democrazia ricevette un vulnus che ancora sanguina, essendo questo in corso il terzo governo non eletto dal popolo.
Notiamo che i giornaloni trattano l’inchiesta della Procura di Trani come qualcosa di pittoresco, confinandola in notiziole periferiche.
Vedremo. Intanto noi ci ostiniamo. Siamo contro l’oscurantismo. La modernizzazione non vale solo per il mercato del lavoro, ma anche per il modo di affrontare le vicende che hanno cambiato il corso della nostra storia.
La prima modernizzazione istituzionale è la trasparenza.
Via la polvere dagli archivi, apriamo i cassetti.
Vale per i documenti della Commissione Mitrokhin, che il Presidente Grasso tiene sigillati chissà perché, e per l’istituzione di una Commissione che per brevità chiameremo Geithner e che chiarisca gli avvenimenti dell’estate-autunno del 2011, e che portarono alle dimissioni del governo Berlusconi.