“Analizziamo questo cataplasma al potere. Ri-partito della Nazione, lo chiama oggi su Repubblica Ilvo Diamanti. Intende con “ri-partito” fare un gioco di parole: Renzi parte sempre, non si ferma mai. Ma anche: nuovo partito, il partito che si rifà dalle sue ceneri, scordando il passato. Noi aggiungiamo a questo “ma anche” di veltroniana e (per la sinistra) infausta memoria, una terzo senso: ri-partito, nel senso di ripartizione, divisione di terreni da occupare: ai vecchi, ai nostalgici, sia pure sbertucciati, Renzi lascia la possibilità di stare agganciati come carovana dei vecchi arnesi alla sua locomotiva. Gli è infatti indispensabile la presenza dei nostalgici e dei furibondi “de sinistra” per attrezzare la massa critica elettorale necessaria per insediarsi di nuovo al governo senza fastidi dall’opposizione di centrodestra”. Lo scrive ‘Il Mattinale’ (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Il 40 per cento di Renzi ha nella sua pancia un 25 per cento di elettori che tifano per la piazza che lo ha vaffeggiato con ira e senza nessuna ironia sabato a Roma. Insomma: il dieci per cento in meno avrebbe Renzi se li caccia. Da 40 per cento a 30. Meno di Veltroni. Un fiasco. Per questo deve tenerseli. E si sa che quando inizia la discesa, non ci si ferma, si rotola. E se alle politiche la percentuale dei votanti sale verso il 70-80 per cento, altro che 40 – 10 = 30. Scendiamo sotto, e ci risiamo al 25 per cento di Bersani. Ecco perché Diamanti e “Repubblica” gli consigliano di non buttare via “la narrazione del passato”, cioè – tradotto senza fronzoli – di tenersi stretto il vecchio carriaggio cigiellino, con i tamburi etnici e le bandiere rosse”.
“Che prezzo paga Renzi per conservarli con sé? Ci interessa il costo per l’Italia di trovarsi sul petto, come un macigno che la schiaccia, questo mostro che al massimo può partorire mezze porzioni di riforme, con ingredienti avvelenati, invece di scegliere decisamente le soluzioni che possono salvare l’Italia. Con questo Renzi, con il Renzi del “ma anche”, è impossibile. Dottor Renzi, caro premier che tiene il piedino in due stivali, scelga. O di qua o di là. Se sceglie di qua, cioè le riforme liberali, giù tasse e spese, sburocratizzazione, investimenti invece che contentini propagandistici per comprarsi votarelli da 80 euro, noi ci siamo. Se sceglie di là, nessun tipo di inguacchio è possibile, dimissioni”, conclude ‘Il Mattinale’.