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l Partito democratico non esiste più. È finito ieri, al termine di una calda seduta parlamentare per il voto finale alla Camera dei deputati sul cosiddetto Jobs Act.
Ben 40 democratici sono usciti dall’Aula, insieme alle opposizioni, al momento della votazione, 2 hanno votato contro, altri 2 si sono astenuti. 44 parlamentari del Pd contro Renzi e il suo governo.
La pseudo riforma del lavoro dovrà adesso tornare al Senato, e con questi chiari di luna si prevedono non poche fibrillazioni per l’esecutivo e la sua scricchiolante maggioranza. Una maggioranza che non c’è, questo ci hanno detto le laceranti spaccature dentro il Partito democratico.
Durissima la presa di posizione di Rosy Bindi, ex presidente del Pd: “Oltre a non condividere il merito, io ho voluto prendere le distanze dal messaggio che il premier ha costruito in questi mesi. Le sue parole hanno scavato un solco tra il governo, il segretario del Pd e il mondo del lavoro, la parte più sofferente dell’Italia”.
A una domanda sull’eventuale scissione, l’esponente democratica risponde che “se il Pd torna a essere il partito dell’Ulivo, che unisce e accompagna il Paese, non ci sarà bisogno di alternative. Ma se il Pd è quello di questi ultimi mesi, è chiaro che ci sarà bisogno di una forza politica nuova”.
Scissione in vista per il Pd. Guerra intestina senza esclusione di colpi.
Il voto sul cosiddetto Jobs Act di ieri alla Camera ha certificato lo stato confusionale della maggioranza che sostiene questo moribondo governo.
La protesta delle opposizioni che in massa hanno deciso di non partecipare al voto finale sul provvedimento, denuncia l’imbroglio di questa non riforma che peggiorerà il nostro mercato del lavoro, che non produce nuovi posti, e che irrigidisce ulteriormente uno scenario che invece andava fortemente semplificato.
Ieri il Jobs Act è stato approvato per il rotto della cuffia con l’esecutivo in imbarazzante difficoltà e costretto a convocare d’urgenza in Aula ministri e sottosegretari, che sono arrivati con il fiatone per evitare l’incombente rischio della mancanza del numero legale.
Renzi non sta portando avanti nessuna riforma del mercato del lavoro. Questo deve essere chiaro all’opinione pubblica. Abbiamo solo una scatola vuota e una delega fumosa e confusa che non dice nulla sui punti nodali sui quali si doveva reggere la riforma.
Il tutto ai danni del Paese che in un momento di grave crisi economica avrebbe avuto bisogno di un intervento serio e coraggioso, non di specchietti per le allodole messi a punto con il solo scopo di raccontare in televisione una realtà che non esiste, una realtà che il premier Renzi e il suo ministro Poletti dovrebbero affrontare, invece di fuggire.
Appello agli amici di Ncd, non vi fate complici di queste sciagure, aprite gli occhi, ascoltate il popolo del centrodestra, siate voi stessi. E non prendete fischi per fiaschi…