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l preannuncio delle dimissioni di Napolitano acquista una sua coerenza drammatica se lo si osserva dalla prospettiva del totale disincanto, delusione, scorno del Capo dello Stato per il fallimento universale di Renzi.
Il consenso che bacia ancora il Fiorentino è inessenziale nella mente del Capo dello Stato: si può anche portare la nave a sfracellarsi al suono allegro dell’orchestrina di bordo coi passeggeri sorridere ignari la sostanza delle cose. Anzi proprio il consenso di Renzi rischia di diventare un alibi per decisioni scriteriate, nella fretta di tesaurizzarlo elettoralmente prima che esploda come la bolla dei derivati in America nel 2008.
Non c’è un solo dato positivo che abbia accompagnato gli ormai quasi 300 giorni di governo renziano. Al Quirinale è di certo arrivata nei giorni scorsi la notizia, che oggi “Repubblica” dà per certa, della bocciatura europea della legge di Stabilità, con l’avvio delle procedure per deficit eccessivo.
Questa decisione di Katainen, in pieno semestre europeo, sancirebbe il disastro del semestre europeo a guida italiana.
E certo l’età, la stanchezza, ma soprattutto la delusione, hanno spinto Napolitano a far sapere che non reggerà più il sacco al giovanotto, si dimette subito da suo nume protettore in attesa di formalizzare la cosa più avanti. Smetterà di salvarlo aggiustandogli leggi impresentabili, non può più dare sostegno a Renzi nei suoi scontri sciamannati con Bruxelles. Lo faccia il prossimo: lui ha già dato.
A Napolitano, che resta lucidissimo, dev’essersi accesa la lampadina viola dello sconforto allorché il premier, dimostrando di intendere la politica estera come una pura passerella per la propaganda ad uso interno, ha proposto per la Farnesina una trentaduenne ricercatrice, il cui titolo di esperienza più importante è stato un viaggio in Mozambico. Lì Napolitano ha vinto, ma è rimasto estenuato dal braccio di ferro. Si è reso conto che con Renzi non si risolve niente e si ingarbuglia tutto.
Come sulla legge elettorale, così sulla riforma del bicameralismo.
E dire che il Capo dello Stato aveva giocato tutto il suo prestigio nel promuovere come Presidente del Consiglio un signore che aveva raccolto fino a quel momento in tutto centomila voti per fare il sindaco di Firenze e nessuno per governare l’Italia.
E si è trovato un dilettante che semina scontri sociali di piazza, eliminando qualsiasi luogo intermedio di compensazione e di stemperamento dei conflitti.
Si noti. Dal momento in cui Napolitano, con il suo annuncio tramite Stefano Folli, ha tolto il proprio puntello a Renzi, quest’ultimo sta forzando tempi e metodi. Si muove a razzo, sbattendo da tutte le parti, come una mosca nel bicchiere. Rivelando così la sua inconsistenza di leader.
Ha creduto di essere in grado, fottendosene di qualunque regola di decenza e di lealtà, di imporre un ultimatum a Berlusconi (200 milioni di voti), pensando di trovarlo debole e cedevole. E si è trovato a esplodere colpi con una pistola a salve, dato che gliel’ha scaricata Napolitano.
Dopo aver preteso fretta e l’obbligo del “sì” al premio di maggioranza per la lista, pena l’utilizzo del forno grillino, ora Renzi si trova ad avere dalla sua solo un armamentario retorico, inutilizzabile quando si tratta di passare dal dire al fare.
Che succederà ora? Sappiamo quello che diremo e faremo noi.
Opposizione, opposizione, opposizione. Economia, economia, economia. Lavoro, lavoro, lavoro. Giù le tasse sulla casa. Scrostare le tubature del sistema Italia dalla muffa cementificata della burocrazia parassitaria.
Altro che giochini renziani sulla legge elettorale per garantirsi la vittoria prima che tutti gli italiani si accorgano del bluff di promesse pacchiane.
Se c’è da fare subito la legge elettorale, siamo pronti. Si voti quella approvata dalla Camera, e sui cambiamenti ci si accordi al momento, in sede parlamentare.
Ma non consentiremo che si usi della pratica niente affatto urgente dell’Italicum trasformato in Cannibalicum (tale è la legge elettorale che Renzi vorrebbe leoninamente imporre) per nascondere le assurdità di una Legge di Stabilità che ci porterà al disastro.
Infatti ci caricherà di nuove e insopportabili tasse.
Su Tfr, benzina e con aumenti spropositati dell’Iva, solo per consentire a Renzi di fare, in vista di elezioni truccate con le varie mance da 80 euro.