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aremmo tentati di sintetizzare così la giornata di ieri: dal sogno di Renzi all’incubo Casaleggio. Prima di essere trasformati in trampolini per nuove slealtà, ci permettiamo di ribadire i concetti che abbiamo espresso nei giorni scorsi, attraverso la prosa odierna, certo più autorevole, di alcuni direttori ed editorialisti.
Di nostro aggiungiamo che se il Patto del Nazareno “scricchiola tanto”, come sostenuto da Renzi, a lesionarlo non è certo il rammentare le regole di questo Patto che in nessun caso prevedono la clausola di salvaguardia diabolica sintetizzabile nella formula: “Il Patto sono io”. Come dice lo slogan della Uefa: “Respect!”. Rispetto. Ci vuole più rispetto per l’altro. In un patto a due non c’è un partner senior e uno junior, il leone e la sua preda.
Il premier: l`intesa del Nazareno scricchiola. Primo accordo politico (e voto comune) Pd-Cinquestelle. Ma fino a ieri il comico definiva Matteo «un poveretto». La sinistra torna alla ricetta Bersani?
Per Grillo, Matteo Renzi è «un ebetino», da ebete, cioè persona insulsa che agisce senza senso. Ormai è un refrain: ogni volta che il leader del Cinquestelle parla del premier lo definisce così: l`ebetino. Simpatico, no? Non sappiamo se e quanto il premier se la sia presa, certo l`offesa non è stata tale da impedire quello che potremmo chiamare il «patto dell`ebetino» (senza senso), primo accordo politico tra il Pd e i Cinquestelle. Ieri infatti Renzi e Grillo si sono accordati per far eleggere insieme i loro rappresentanti per Csm e Consulta, tagliando fuori Forza Italia. È la prova generale per una nuova legge elettorale firmata dai due che sostituisca quella concordata tra il premier e Berlusconi? Può essere. Dal patto del Nazareno a quello dell`ebetino. Normale? Non tanto, ma del resto in questa politica di normale c`è davvero poco… Renzi è a sua volta un abusivo, non essendo mai stato eletto; tale Renzi, inoltre, dice di avere in mano la maggioranza del Paese, ma non controlla neppure il gruppo parlamentare del suo partito, al punto di dover porre la fiducia ad ogni votazione; parte di tale partito, il Pd, sulle riforme ha chiesto aiuto a Silvio Berlusconi dopo averlo cacciato dal Senato solo un anno fa quando votò in modo retroattivo, e perciò illegale, la sua decadenza; tale signore, Berlusconi, dovrebbe contribuire a salvare la patria in condizione di libertà vigilata e limitata sia politicamente sia fisicamente in seguito a una sentenza politica.
E, dulcis in fundo, Renzi tratta con i grillini dopo aver fatto fuori Bersani perché voleva governare con Grillo. Parafrasando una famosa canzone di Angelo Branduardi sulla triste fine del topolino alla fiera dell`Est, e per riassumere, la situazione italiana è questa: «Alla fiera dell`Italia sperando in due soldi un partito mio padre votò: e venne Grillo, che incantò Renzi, che si mangiò Letta, che si comprò Alfano, che tradì Berlusconi, che fu tradito da Napolitano, che un Parlamento abusivo votò». E poi ci chiediamo perché il Paese non riparte.
Dietro il voto del Parlamento sui giudici costituzionali si intravede, in filigrana, quello per l’elezione del presidente della Repubblica. L’ipotesi che Giorgio Napolitano possa ritenere conclusa la sua missione di qui a gennaio sta assumendo i contorni di una previsione, seppure da verificare. E pone con forza e preoccupazione il tema di quanto potrà accadere di fronte al vuoto che lascerebbe.
Il «sì» di ieri al giudice costituzionale designato dal Pd, Silvana Sciarra, e a quello del Movimento 5 Stelle, Alessio Zaccaria, per il Csm, è un primo elemento di riflessione; e di tensione nella maggioranza… Per quanto vada accolto come un segnale positivo, non cancella l’imprevedibilità di una formazione che segue le dinamiche imperscrutabili della Rete e del suo leader… La falcidia dei candidati del centrodestra riflette e dilata la crisi della leadership berlusconiana.
Al contrario, il Pd attraversa le barriere della maggioranza di governo e di quella istituzionale con una disinvoltura e una facilità da perno del sistema… Una sinistra in ascesa e in via di mutazione può scegliere. Può perfino cercare di eleggere il presidente della Repubblica dopo un eventuale voto anticipato e un pieno dei consensi: sebbene sia difficile che la manovra riesca finché c’è Napolitano. Berlusconi, invece, vede i margini di manovra assottigliarsi di giorno in giorno. Si rende conto che in questo Parlamento ha ancora percentuali rispettabili e peso politico. Ma dopo le elezioni può ritrovarsi condannato alla marginalità… Per questo è disposto ad accedere alle richieste di Renzi, e intanto cerca di limarle, arginando la pressione incalzante del premier… Si capirà presto se i fatti delle ultime ore siano tatticismi per ricontrattare il patto tra Pd e Fi su basi renziane o se marchino l’inizio di una fase nuova… Usare più forni in contemporanea richiede grande abilità, e Renzi ne ha. Ma a volte implica il rischio di ritrovarsi con un pugno di cenere.
(…) Renzi aveva bisogno di uscire dall`inerzia in cui annaspa il cosiddetto “patto del Nazareno”. Grillo a sua volta doveva dimostrare a se stesso e ai suoi che qualche volta il M5S riesce a far pesare la sua forza parlamentare, che non è esigua. Quindi si è creata una convergenza di interessi. In sostanza un`asimmetria che ha penalizzato il partito di Berlusconi, enfatizzando invece la confluenza Pd-Grillo… Berlusconi in questa fase è debole, troppo debole per siglare dall`oggi al domani un accordo su una legge elettorale che avvantaggia in primo luogo il Pd renziano e in secondo luogo altri gruppi che oggi sopravanzano Forza Italia o cominciano a insidiarla da vicino: i Cinque Stelle nel primo caso e la Lega di Salvini nel secondo. La politica di Berlusconi di fatto non va oltre l`immobilismo, al punto che il “patto” ha cessato da tempo – almeno alle elezioni di maggio – di essere un`intesa fra eguali ed è diventato qualcosa di diverso. In fondo, se passa la legge maggioritaria che piace al premier, a Berlusconi non resta che accettare la realtà, ossia un ruolo subordinato nei confronti di Renzi: ben sapendo che una significativa quota dell`elettorato di centrodestra, in caso di ballottaggio, sosterrà il presidente del Consiglio contro Grillo, mentre un`altra quota potrebbe orientarsi fin dal primo turno in favore del neo-movimento “lenenista” ed euroscettico di Salvini. Ora Renzi gioca con l`abituale spavalderia la convergenza Pd – Cinque Stelle sul giudice costituzionale. Ed è ovvio: ha tutto l`interesse a spaventare Berlusconi, ricordandogli che qualsiasi altro scenario sarà per lui meno favorevole dell`attuale. Gli sta chiedendo, in altri termini, di mettersi nelle sue mani senza traccheggiare.
Matteo Renzi ha fretta di far approvare la nuova legge elettorale. Perché all`improvviso l`Italicum sia tornato d`attualità, quando fino a ieri era stato accantonato per far procedere più in fretta altre leggi, è abbastanza chiaro. Più le cose vanno male, cioè più le misure economiche del governo si rivelano inefficaci, e più il presidente del Consiglio si rende conto che non può sperare di durare in queste condizioni e con questo Parlamento fino al 2018, termine naturale della legislatura… il politologo Roberto D`Alimonte, ossia il professore che nella fase iniziale ha assistito Renzi nella trattativa con Berlusconi, spiegava che le modifiche alla legge elettorale convengono solo al Pd, che, se vincesse, con il 40 per cento otterrebbe il 55 per cento dei seggi, evitando dunque di dover ricorrere in futuro all`aiuto di Ncd, Scelta civica, ma anche Forza Italia. Per i partiti moderati sarebbe il disastro: Ncd sparirebbe, mentre il partito del Cavaliere finirebbe terzo dietro al Movimento Cinque Stelle, senza nessuna possibilità di influire su Renzi. Insomma, il Presidente sta studiando bene la trappola con cui chiudere in gabbia tutti gli avversari e garantirsi l`autosufficienza. Le elezioni gli consentirebbero di fare piazza pulita della fronda interna, quella sinistra che rappresenta la spina nel fianco del governo, soprattutto per quanto riguarda il piano per il lavoro, perché se si votasse spetterebbe a lui decidere chi mettere in lista e c`è da giurare che molti contestatori sparirebbero. Con il premio di maggioranza al partito e non alla coalizione porterebbe dunque in Parlamento solo fedelissimi. È per questo che mercoledì, nell`incontro a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi ha all`improvviso puntato i piedi. Il Cavaliere ha capito che la proposta di Renzi nasconde una colossale fregatura. … Ma l`altolà potrebbe non avere l`effetto sperato, perché quel gran furbacchione del presidente del Consiglio si è già preparato un piano B. Come ai tempi di Giulio Andreotti, il premier mette in pratica la teoria dei due forni in cui cuocere il pane: se ci sta lo si mette nel forno di destra, altrimenti si usa quello di sinistra… E lo stesso Renzi ha parlato patto del Nazareno che scricchiola. L’uomo di Arcore è avvisato.
L’elezione alla Corte Costituzionale della candidata del Pd Silvana Sciarra e al Csm di quello del M5s Alessio Zaccaria non è avvenuta a sorpresa… Forza Italia è rimasta esclusa dall`accordo, che altro non è – sia detto per inciso – che una classica contrattazione politica come quelle che si svolgevano ai tempi della Prima Repubblica e della vituperata partitocrazia, e via via sono diventate impossibili nell`epoca della Seconda, e adesso della Terza. Con l`aggiunta di un classico ribaltone. Ora tutti corrono a minimizzare e a circoscrivere la portata della svolta in ambito istituzionale, oltre che occasionale. Ma se anche fosse così – e magari lo fosse! -, la novità intanto esiste, e potrebbe essere gravida di conseguenze, se Grillo non ci avesse abituato all`andamento nevrotico e alla serie infinita di stop and go nel comportamento parlamentare del suo movimento. L`incontro tra Pd e M5s, infatti, era stato invano cercato all`inizio della legislatura dal Pd bersaniano, finito a gambe per aria in quella circostanza sia nel tentativo di formare il governo, sia in quello di eleggere il Presidente della Repubblica… tra l`altro, di quelli in campo, l`ex comico è il leader che da più tempo invoca elezioni anticipate. E con Renzi che nega di voler andare alle urne, ma in realtà non lo esclude, sul sistema elettorale un`interlocuzione è possibile, per non dire indispensabile. Anche perché, con lo spavento che s`è preso ieri, vedendo non eletta solo la sua candidata, Berlusconi, che mercoledì aveva aperto una crepa nel patto del Nazareno, presto sgomiterà per reinserirsi. Ma il vero appuntamento, è inutile nasconderlo, è quello del Quirinale. Se Napolitano conferma la sua volontà di ritirarsi, e soprattutto se non si vuole esporre di nuovo il Parlamento allo stress di inizio legislatura, per Grillo, e soprattutto per Renzi, la partita da non perdere è proprio questa.