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ene bravo bis! L’impostazione data da Renzi alla manovra è presa di peso dai nostri programmi del 2013. Abbattere l’Irap, zero contributi da pagare per i neoassunti, rimettere in mano ai lavoratori le risorse del Tfr senza succhiare liquidità alle imprese. Perfetto.
Ha ragione dunque chi dice che è roba di destra, intendendo per destra tutto ciò che libera il cittadino, le famiglie e le imprese dalla mano dello Stato che li stringe alla gola con le tasse e la burocrazia. Bravo bene bis!
Però, c’è un però. C’è un problema gigantesco, insolubile finché esiste questa (non) maggioranza.
Ieri al Senato c’è stato un voto da brivido. Il governo si è salvato per un punticino miserrimo, regalato da un grillino dissidente, con un Calderoli che presiedendo l’assemblea per tale ragione non ha potuto esprimersi con il ‘no’. Insomma. Non esiste maggioranza politica reale.
Non si tratta di un incidente sfiorato su un emendamento messo ai voti in un momento di distrazione. Il voto era programmato e di alto rango, essendo previsto da una norma costituzionale, riguardante l’approvazione della “Nota di variazione del documento economico e finanziario”.
Oltretutto era un voto pacifico, tecnico, senza malumori. Proprio per questo è più grave che mai. Cosa accadrà quando dovranno essere messi ai voti provvedimenti davvero in linea con le sue promesse “liberali”?
Renzi dovrà trattare. Le soluzioni saranno ambigue. Dunque tasse. Non ha una “sua” maggioranza, Renzi. Non ci può fare i conti con quella che sulla carta, sia pur risicata, avrebbe.
Raccoglie l’adesione dell’Ncd, che esprime parlamentari sottratti allo schieramento d’origine, ma il problema di tenuta sta nel gruppo parlamentare del Pd. Quante volte ha dovuto accogliere come una benedizione il soccorso azzurro sulle riforme costituzionali? Avrà bisogno delle nostre soluzioni, che gli regaliamo, se vuole realizzare quelle promesse modernizzatrici e liberali.
A quel punto, il nostro ‘sì’ se lo sarà meritato. Ma quel ‘sì’ non è in grado di sopportarlo, non lo vuole, gli si spacca il partito conquistato dall’esterno, e che mantiene un’anima che si ribella a tutto ciò che ha sapore di diminuire lo Stato e dare più peso alla società.
Anche il sondaggio di Pagnoncelli-Floris che qui proponiamo mostra come il Pd sia un mostro troppo gonfio, in un quadro multipartitico, per avere idee chiare e distinte come quelle che occorrono ora. È una carovana incoerente di valori, interessi, desideri. Renzi per servirle tutte deve vestirsi e parlare da Arlecchino servitore come minimo di due padroni. Confusione, caos, decisionismo del nulla.
Con il partito che si ritrova, con il gruppo parlamentare che Renzi maneggia (mannaggia), il modo per fare queste cose di destra sarà per forza di sinistra: applicando nuove tasse. Non si scappa.
Taglierà alcune tasse sostituendole con altre tasse. Ora Renzi nega questa evidenza tecnica e politica, spiega che grazie alla spending review e al recupero dell’evasione fiscale pescherà quei 18 miliardi. In realtà è una gigantesca panzana. Una mossa propagandistica. Un incantamento per ingenui.
Renzi non è in grado di mettere in pratica le politiche che promette e che nelle dichiarate intenzioni riscuotono di certo il nostro consenso. Il sistema è bloccato.
Mettiamo in guardia Renzi e i suoi ipnotizzati tifosi di centrodestra dalla tecnica del premier. La fenomenologia di questo bravissimo artista del furto con scasso del consenso popolare è insieme ripetitiva e ascendente.
Nei momenti in cui si palesa sul suo cammino un ostacolo destinato a frantumare i suoi annunci, ne fa un altro più potente e bello. Nei giorni scorsi, quando il fango di Genova sembrava risucchiarlo per le sue responsabilità dirette come capo politico della Protezione civile, ha tirato fuori a Bergamo il taglio delle tasse per 18 miliardi. Boom. Oggi, in vista dell’ira che prenderà domani i cittadini alle prese con il pagamento della Tasi, dirà (come anticipa il Quotidiano nazionale) che la toglie, la “manda in soffitta”. In realtà accorpa, cambia nome, ma non si abbasserà di mezzo euro.
Tra qualche tempo però il gioco di questo rialzo continuo della posta dovrà finire, gli italiani chiederanno di vedere qualcosa, un po’ di benessere invece che una iniezione di parole. E a quel punto chi ci sarà a proporre un’adeguata alternativa? Il grillismo è uscito lesionato dal doppio flop del Circo massimo e dei fischi di Genova al comico.
Quell’antipolitica si è rivelata l’altro lato della politica e non certo il migliore. Per noi si aprono praterie.
Forza Italia, uniti si vince.