Ieri da Fabio Fazio, Renzi ha detto molte cose giuste. In particolare sulla riforma del lavoro ha quasi letto nel nostro pensiero, e magari un po’ da neofita ma ha mostrato i nostri stessi giudizi: non solo sull’articolo 18, ma sul modo di affrontare la questione del lavoro nella sua interezza.
Ieri Paolo Romani, Presidente dei senatori di Forza Italia, era stato poi severo sul Jobs Act quando ha rilevato che “la legge delega è molto generica e confusa, soprattutto sulla parte delle tutele crescenti. C’è ancora molta incertezza e non si comprende cosa rappresenterà in futuro l’articolo 18”.
Ieri sera Renzi ha trasformato questa confusione in chiarezza. Certo, sempre restando nel limbo un po’ luminoso, un po’ oscuro delle promesse. Se però fa quel che ha detto ieri, gli daremo dopo l’otto in orale, meritato ieri da Fazio, e anche la piena promozione in applicazioni tecniche. Altrimenti diremo di no, da forza di opposizione che non gioca al tanto peggio, tanto meglio, ma a fare il bene di questo Paese.
Ecco le frasi di Renzi sul tema, e il nostro modesto commento.
1) “Quando hai un disoccupato non devi fare una battaglia ideologica sull’articolo 18 ma devi fare in modo che trovi un lavoro”. Perfetto.
2) “In direzione Pd domani dirò che cancelliamo i co.co.pro e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato la forma prevalente del lavoro”. Ottimo. Aspettiamo di vederlo sulla carta.
3) “L’unica azienda al di sopra dei 15 dipendenti che non ha l’articolo 18 sa qual è? E’ il sindacato, che poi ci viene a fare la lezione”. Qui è più bravo dei monaci che ricopiavano i classici del pensiero (berlusconiano).
4) “L’imprenditore non è uno cattivo, deve avere diritto di lasciare a casa” un lavoratore “ma lo Stato no”. Concordanza totale.
5) “Per 20 anni c’è una generazione di persone che ci ha raccontato cos’è la sinistra disinteressandosi della realtà delle persone. Il mio obiettivo non è far contento D’Alema ma la mamma che non ha la maternità. E non la si difende con l’art.18”. L’ideologia comunista va abbattuta, non si cambia. Prima le persone. Forza Italia 1994 docet.
6) “La mediazione non si fa tra maggioranza e minoranza del Pd ma con i lavoratori. Devo trovare una risposta che aiuti i lavoratori a uscire dalla crisi. Conservare le regole attuali non è la soluzione”. Con i lavoratori, democrazia diretta e un po’ peronista, ma quando ci vuole, ci vuole. Andrebbe bene anche il Parlamento come sede di questa risposta.
7) “Un miliardo e mezzo: è da mettere sugli ammortizzatori nella legge di stabilità. Ne ho parlato con Poletti e Padoan questa mattina”. Se li trovano siamo felici. Ma siamo sicuri che bastino per una riforma di così grande respiro?
8) “Potremmo mettere il Tfr mensilmente in busta paga. E’ complicato” ma “ se trovassimo il modo di dare liquidità alle piccole e medie imprese” potrebbe essere una soluzione. Questa è proprio una nostra idea, scritta e presentata. Se crede, lo aiutiamo noi a risolvere il quesito.
9) “In Italia manca la fiducia, è piena di gente che scommette sul fallimento e questo non lo posso accettare”. D’accordissimo. Ma sarebbe il caso di fare qualcosa, perché non abbiano ragione, uscendo dal circo delle promesse.
10) “A Berlusconi dico che abbiamo un accordo” sulle riforme “e ora bisogna fare veloci. Forza Italia non deve continuare a girarci intorno. Brunetta non può alzarsi ogni mattina e dire una cosa sua”. A questa frasetta, molto espressiva della libertà di pensiero e di parola di stampo piuttosto sovietico, rispondiamo nell’articolo che segue. Forza Italia ha sempre tenuto fede lealmente al Patto. A modificare, cambiare, con spostamenti leonini dell’accordo per almeno 9 (nove!) volte è stata la ditta Renzi&Boschi.