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TERRORISMO ISLAMICO. La sinistra cavalca Parigi, per identificarsi con il futuro dell’Europa. Estrema povertà culturale degli interventi sulla questione islamica e su quella della libertà. Ipocrisia al potere

 

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a vecchia e nuova élite di sinistra – anzitutto quella intellettuale e  al suo seguito quella politica – cosa vede nei fatti di Parigi? Non la necessità di combattere con ogni mezzo, anche militare, chi ci dà guerra. Non chiede ai musulmani di riformare l’islam rinnegando la sharia come termine finale della loro azione politica.

Questo lo chiediamo qui, noi, con forza. Lo domanda Forza Italia, attraverso le parole del Presidente Berlusconi, che rispetta di certo la fede di tante persone musulmane. Ma questo non significa diventare ciechi e fingere di non vedere la bomba che l’islam, anche quello non violento, ci porta in casa. I figli e i nipoti dei simpatici musulmani non violenti potranno sempre usare la dottrina islamica – in modo coranicamente  legittimo – in chiave di guerra santa. Questo è accaduto in Francia. Basta un imam che legga e spieghi come non si possano censurare i versetti satanici del profeta. Ed ecco Parigi!

Invece niente: la sinistra cerca solo di conservare se stessa, bene assisa nei suoi luoghi di potere politico e culturale.

I discorsi di Hollande e di Ezio Mauro sono perfettamente sovrapponibili: autoglorificazione della sinistra, tronfia di parole come Europa, libertà, noi siamo questo e quello. Nessuna ammissione di errore, nessuno sguardo a ritroso per correggere non solo un errore, ma uno sguardo.

Per venire a “Repubblica”: nessun ‘retromarsh’, ad esempio sul modo con cui fu trattato sulle sue pagine Benedetto XVI per il discorso di Regensburg su “fede e  spada” (12 settembre del 2006: vedi articoli tra gli altri di Marco Politi, Renzo Guolo, Eugenio Scalfari). Attacchi concentrici, a partire da una lettura volutamente faziosa di quel testo. Ora “Il Corriere” invoca appoggio all’intelligence nell’editoriale di prima pagina. Ma come si fa a dimenticare come proprio “Repubblica”, “L’Espresso” e in seconda battuta anche “Il Corriere della Sera” condussero per anni una vera e propria campagna di attacco e delegittimazione ai capi dei servizi segreti italiani, usando rapporti privilegiati con servizi segreti americani deviati e il privilegiato accesso a magistrati poi smentiti dalla Corte costituzionale?

L’Italia fu il solo Paese che fu preservato da attentati sul nostro territorio, e invece di dir grazie “Repubblica” sostenne che non c’era da avere paura, ma che il nemico era la “fabbrica della paura”, che sarebbe stata, a giudizio di D’Avanzo e Bonini, una macchinazione di Berlusconi con il generale Pollari per consolidare il potere…

Arrivarono – smentiti dalle inchieste del Senato americano – ad attribuire all’intelligence italiana le notizie fasulle sulle armi di distruzione di massa che fornirono a Bush la motivazione tecnica per l’invasione dell’Iraq. Con questa bugia (Nigergate) di fatto additarono l’Italia come bersaglio doveroso per una vendetta islamica… Per fortuna contrastata efficacemente.

Qualche scusa di Ezio Mauro?  Figuriamoci. E l’esaltazione di Osama Bin Laden aureolato tranquillamente sulle sue pagine? Il 4 ottobre del 2005, lo scomparso Giuseppe D’Avanzo (che ebbe molti meriti, ma che non va censurato per il comodo delle rievocazioni)  scrisse il 4 ottobre 2005, in prima pagina, e dunque con il consenso di Ezio: “(Osama è) un leader che fa quel che dice e crede in quel che fa; una  ‘guida’ che non vuole cancellare la nostra democrazia, ma scoraggiarci con le armi dal distruggere le cose che l’Islam ama”. Una autentica laudatio magistrale di Osama Bin Laden come eroe dell’ideale. Qualche rettifica, da bravo e onesto direttore, Ezio Mauro? O valgono le stesse cose esaltate in Bin Laden anche per il capo dell’Isis Al-Baghdadi?

Non è stato un incidente. Questa è stata per anni la linea di “Repubblica” e della sua sinistra: pur di attaccare Berlusconi appoggiare qualunque cosa che potesse indebolirlo. Sostenere che i sequestri di connazionali in zona islamica – secondo la teoria appena espressa e riferita dal “Mercato della paura” – servivano a ingrassare politicamente ed economicamente una specie di coalizione impropria formata da Berlusconi-servizi segreti-gruppi islamici inventati per l’occasione (non Al Qaeda, quella è una cosa seria, in fondo eroica).

Poi fu rapito in Afghanistan l’inviato del quotidiano fondato da Scalfari, Daniele Mastrogiacomo. Si era al tempo del governo Prodi con capi dell’intelligence di sua scelta (febbraio-marzo del 2007), e mentre coerentemente D’Avanzo si rifiutò di aderire alla linea compromissoria che vide Ezio Mauro apparire quasi ogni giorno sul Tg e Carlo Bonini prestarsi a pubblicare notizie palesemente “accomodate”, “Repubblica” approvò la liberazione di  capi assassini dei talebani.

Ora tutta la sinistra dice: viva l’Europa, l’Islam non c’entra. Non c’entra in quel che è accaduto a Parigi? Non c’entra con la santa volontà di “scoraggiarci con le armi dal distruggere le cose che l’Islam ama?”.

Ahimè anche Matteo Renzi è scivolato nella medesima retorica a Strasburgo chiudendo il semestre italiano. Giusto elogio della libertà. Giusta difesa dei valori di libertà su cui si fonda la necessità della sicurezza. Ma greve ignoranza sull’Islam. Ha sì citato il bellissimo discorso tenuto dal presidente egiziano Al-Sisi il primo dell’anno.

Ma non l’ha letto né sa di che ha parlato. Infatti Renzi lo usa per dire che quanto accaduto a Parigi non c’entra con “la religione”. In realtà Al-Sisi ha parlato non a “una università” ma all’università Al-Azhar (che è il Vaticano dell’Islam sunnita) chiedendo con forza di riformare l’islam per impedire che diventi base ideologica della violenza! Proprio ciò che la sinistra europea non vuol sentirsi dire.

Il dialogo possibile con l’islam non è quello di dire ai suoi fedeli: conviviamo, mettiamoci insieme. Ma è di chiedere francamente, urgentemente di cambiare, di rinunciare all’identificazione tra libertà e sottomissione all’Islam.

Al governo e a Renzi chiediamo – nel rispetto delle procedure e su mandato del Parlamento – di porre il gesto pratico e simbolico di denunciare formalmente alla Corte internazionale dell’Aja i capi dell’Isis e di Al Qaeda per crimini contro l’umanità, chiedendo a ogni Stato, in primis a quelli islamici, di sottoscrivere questa istanza di inequivocabile peso morale.