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TRANI A GOGÒ L’oscuramento sull’inchiesta che dimostra il complotto contro l’Italia e il governo Berlusconi sintomo di una sottomissione dei media e della politica ai poteri forti. Noi cerchiamo la verità

 

 

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Trani a gogò. È il titolo di una delle prime e più famose canzoni di Giorgio Gaber, il quale è stato un profeta in molti sensi. Neppure il suo genio però poteva prevedere questa applicazione giudiziaria del suo capolavoro.

Accade che a Trani un sostituto procuratore coraggioso, il pm Michele Ruggiero, ha osato combattere i giganti che credono di dirigere il mondo dove desiderano, promuovendo o bocciando uno Stato rispetto alla solvibilità dei suoi debiti, convinti di poter esercitare come Aristotele il diritto all’“Ipse dixit”, basta la parola loro, e non ne rispondono, nella presunzione di essere la voce della verità e di essere comunque giudiziariamente “irresponsabili”. Parliamo delle agenzie internazionali di rating. Esse nel 2011 agirono abbassando drasticamente il “rating” dell’Italia, valutando i nostri titoli del tesoro e i buoni postali poco più che spazzatura, dando una spinta all’innalzamento dello spread.

Da subito – sin dal novembre del 2011 – il professor Renato Brunetta documentò come si trattasse di un “grande imbroglio”. Il libro “Berlusconi deve cadere. Cronaca di un complotto”, con la prefazione di Silvio Berlusconi, racconta come il governo di centrodestra fu indotto da uno “scheme” orchestrato da “officials” europei (parola di Tim Geithner, segretario del Tesoro di Obama) e con sodali nelle istituzioni di casa nostra. Su queste basi abbiamo chiesto l’istituzione per legge di una Commissione parlamentare di inchiesta su quegli eventi.

Trani dà una conferma drammatica a questa tesi, offrendo una dimostrazione del complotto da un versante specifico. E cioè la decisione dei poteri forti della finanza di punire l’Italia, di schiacciarla, di metterla nelle mani dello straniero (come stranieri sono gli azionisti di quelle agenzie).

Abbiamo aspettato invano di veder pubblicato sui giornaloni quello che fu abbondantemente fatto con le telefonate private intercettate a Berlusconi. In quel caso furono ritrasmesse a iosa dai talk-show. In questo caso niente di niente. Si badi: qui non ci sono in ballo intromissioni nei sentimenti e nelle questioni affettive di personaggi che avrebbero il buon diritto di denunciare la violazione della privacy. Qui ci sono voci che scoperchiano il pozzo nero di bassi interessi che sono le colonne portanti degli eleganti fregi che giustificano il trascinamento in basso del voto al debito pubblico italiano.

Questo sostiene il pm di Trani. Non esprime opinioni quando chiede il rinvio a giudizio, fornisce documenti.

Sia chiaro un punto: noi siamo garantisti persino verso le agenzie di rating, anzi, tanto più verso questi conglomerati bituminosi di interessi estranei a quelli della gente che a noi stanno supremamente antipatici. Non sappiamo se siano colpevoli di qualche reato specifico, punibile con il carcere. A noi interessa ora tirar fuori le carte, illuminare le trame che hanno cambiato la nostra storia.

E siamo garantisti nei confronti di un pm che ha tentato e tenta di fare il suo dovere in un’inchiesta davvero scomoda, senza il supporto mediatico e politico che accompagna le toghe d’oro. Come un Davide con il Golia della finanza internazionale ora accusa le agenzie di rating di manipolazione del mercato a danno del Nostro Paese, scoprendo molteplici fattori perturbatori ‘esterni’ che hanno recitato ruoli nella concatenazione degli eventi del secondo semestre del 2011.