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’unità del centrodestra, e in essa l’unità di Forza Italia, è l’unico antidoto al velenoso governo Renzi, un esecutivo che in questi mesi non è riuscito a dare alcuna risposta concreta alle difficili sfide che la crisi economica mette ancora in campo. Unità in Forza Italia, non esiste margine per trasformare ragioni e sentimenti comuni – di tutti, ma proprio di tutti – in apparenze di attrito e di divisione.
Dal Presidente del Consiglio abbiamo avuto solo parole parole parole, tante promesse, tanti spot, tante slide. Ma di fatti concreti, a parte la misura elettoralistica degli 80 euro, neanche l’ombra.
Berlusconi ieri, nella sua intervista a “La Stampa”, è stato chiaro sul governo Renzi.
“Oggi – ha detto – non siamo in un sistema democratico. La maggioranza di sinistra è frutto anche di brogli alle urne. Gran parte dei deputati sono stati eletti con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Al Senato si governa con 32 cittadini che erano stati eletti per opporsi alla sinistra e che ora, invece, sostengono la sinistra. Una situazione assolutamente anomala”.
Poi il Presidente di Forza Italia ha trattato l’argomento della legge elettorale e delle nuove richieste di modifica al Patto del Nazareno avanzate dal governo e dal Pd. “Sinceramente non vedo, in quel che è successo in questi giorni, un attacco a me. Il fatto è che Renzi mi ha chiesto di cambiare gli accordi per la decima volta. Vuole introdurre una variante – il premio alla lista e non alla coalizione – che favorirebbe lui e penalizzerebbe il centrodestra”.
“Non temo un patto tra Renzi e Grillo. E sa perché? Perché non converrebbe a nessuno dei due. Perderebbero entrambi la faccia davanti ai propri elettori”.
L’impressione di Berlusconi è questa: “Che tutta questa fretta di Renzi, il quale vuol far passare la legge elettorale prima di cose più urgenti come i provvedimenti sul lavoro e sull’economia, sia figlia di una volontà chiara: andare a votare presto”. Insomma se il patto scricchiola “non è per una nostra inadempienza”, ma per una strategia del premier. “Noi non vogliamo rompere il patto”, ha assicurato Berlusconi.
Ma allo stesso tempo respingiamo con forza i diktat che vorrebbero trasformarlo leoninamente. Nessun ultimatum, né penultimatum.