“Ammesso e francamente non concesso che la nazionalizzazione di Banca d’Italia abbia un effettivo senso pratico e non soltanto ideologico, è del tutto evidente che l’esproprio delle quote di Bankitalia dovrebbe come minimo prevedere la corresponsione da parte dello Stato di un indennizzo pari al costo di acquisto effettivamente sostenuto da chi attualmente le possiede e dell’imposta sostitutiva versata nel 2013 da coloro che avevano aderito alla rivalutazione di bilancio che il disegno di legge Meloni e altri andrebbe nei fatti a revocare.
Tutto ciò implicherebbe costi per lo Stato per circa 4 miliardi e minore patrimonializzazione delle banche per circa altrettanti. Il costo per lo Stato sarebbe infatti dato da 1,8 miliardi di imposta sostitutiva pagata dalle banche sulla rivalutazione di bilancio che il disegno di legge va a revocare e da oltre 2 miliardi di indennizzi sulle quote oggetto in passato di compravendita a valori ben superiori a quello nominale dell’anno domini 1936.
I 4 miliardi di minore patrimonializzazione delle banche sarebbero dati dalla svalutazione al valore nominale delle quote mai compravendute e rivalutate nel 2013, al netto della restituzione dell’imposta sostituiva pagata sulla sostanziale revoca della rivalutazione consentita nel 2013.
Un prezzo francamente troppo alto per il Paese, sia nella sua componente di bilancio dello Stato, sia nella sua componente di sistema creditizio, da pagare solo per dare a qualcuno la soddisfazione di portare avanti una battaglia puramente ideologica e propagandistica.
Siamo i primi a difendere la centralità del Parlamento nel processo legislativo anche da un punto di vista di iniziativa, rispetto alla ormai sistematica invasione di campo del potere esecutivo.
Non possiamo però fare a meno di dire che, se le sempre più rare occasioni, in cui si restituisce al Parlamento questa centralità di iniziativa, sono usate per trattare questioni mostruosamente complesse con disegni di legge di due articoli in una paginetta, buoni più per un post su Facebook o addirittura un tweet, piuttosto che per un serio e meditato dibattito nelle competenti commissioni parlamentari, sono gli stessi parlamentari che propongono simili testi a svilire e rendere sempre più precario il ruolo del Parlamento stesso nell’attività legislativa”.