Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, annuncia la presentazione di un’interpellanza urgente al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per chiedere chiarimenti circa l’attuazione delle norme in tema di trasparenza dei compensi Rai.
“Finora il governo ha ampiamente dimostrato di brancolare nel buio e di non rispettare le leggi, seppur chiarissime, al riguardo”, afferma Renato Brunetta. “Da quasi un anno – sottolinea – è stata approvata la legge 30 ottobre 2013, n. 125 sulla razionalizzazione della PA, che prevede per la Rai l’obbligo di comunicare al Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al ministro dell’Economia e delle finanze tutti gli opportuni dati relativi al costo annuo del personale comunque impiegato”.
“Ho già presentato ben quattro interpellanze urgenti al riguardo – continua il capogruppo azzurro a Montecitorio – ricevendo dal governo risposte inadeguate circa l’attuazione delle disposizioni in tema di trasparenza dei compensi Rai. Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un imbarazzante balletto di dichiarazioni contrastanti tra esponenti del governo Renzi, che evidentemente hanno una scarsa conoscenza della questione”.
“La Rai ha ottemperato o no agli obblighi di legge trasmettendo i dati, che ora sono o no in possesso della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Economia?”, si chiede il presidente Brunetta. “Servono risposte e serve serietà – conclude – nei confronti dei cittadini e nei confronti del Parlamento che vorrebbe vedere applicate le leggi”.
Nell’interpellanza urgente, il presidente dei deputati di Forza Italia chiede anche conto al governo dello stato di esecuzione delle disposizioni relative al cosiddetto “tetto” agli stipendi dei dirigenti delle aziende pubbliche (pari a 240 mila euro annui), che riguarda anche la Rai, tanto pubblicizzato, ma del quale non si conoscono i dati effettivi relativi all’attuazione.
Il presidente Brunetta chiede inoltre al presidente Renzi di sapere se e come gli organi costituzionali (dalla Presidenza della Repubblica alla Camera dei deputati, dal Senato della Repubblica alla Corte Costituzionale), pur nel rispetto della propria autonomia, abbiano rivisto le loro retribuzioni, come del resto lo stesso presidente del Consiglio aveva più volte auspicato.