“In questa storia del Jobs Act, che dura da oltre un anno, il dato più positivo è quello che si è detto e che si dice, comprese le ultime dichiarazioni di Matteo Renzi in tema di eliminazione tout court dell’articolo 18 (Statuto dei lavoratori), piuttosto che quello che ad oggi si è scritto e approvato nella Legge delega”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“A uno come me, che si è battuto per anni per avere un mercato del lavoro più efficiente, moderno, giusto, equo, non sfugge che il paese finora si è dovuto misurare con la sostanza dei problemi, a partire dal fatto che il posto fisso per tutta la vita appartiene a un’altra epoca storica, a un’altra fase dell’economia industriale”.
“Ed è anche positivo che la sinistra conservatrice e reazionaria non abbia perso l’occasione per dichiarare lo sciopero generale, più contro le promesse che contro le loro realizzazioni, come del resto fece 30 anni fa con il decreto di San Valentino per il superamento della scala mobile”.
“I fatti, però, hanno la testa dura. E noi misureremo Renzi, il suo governo e la sua maggioranza sui fatti, ovvero sui decreti delegati. Finora la Legge delega è solo un insieme di parole, buone per tutti gli usi e per tutti i compromessi. Una scatola vuota, perciò ambigua, che in quanto tale non darà nell’immediato alcuna certezza ai giovani, alle famiglie, alle imprese e agli investitori”.
“Non consentiremo a Renzi di tradire il salto di qualità culturale che in tutti questi anni hanno fatto gli italiani. Italiani che non perdoneranno se nei prossimi mesi, così come temiamo, la montagna delle parole dovesse partorire il topolino dei fatti (delegati)”.
“In fondo basta qualche settimana per capire se l’Italia veramente #cambiaverso. Noi siamo, conoscendo il presidente del Consiglio, pessimisti”, conclude Brunetta.