“La vicenda del decreto-legge di riforma delle banche popolari rappresenta una delle pagine più oscure del Governo Renzi”. Lo ha detto, Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, discutendo in Aula a Montecitorio un’interpellanza urgente al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan.
“La riforma delle popolari doveva collocarsi all’interno di un disegno di legge sulla concorrenza, previsto in Cdm a fine febbraio. Ma poi evidentemente qualcosa è cambiato, tutto è diventato urgente; oppure, le intenzioni erano quelle fin dall’inizio, ma si trattava di un’informazione ‘per pochi’”.
“Ma l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda sono gli effetti dirompenti che la notizia della riforma ha avuto sui mercati finanziari, a partire da lunedì 19 gennaio 2015, con rialzi a due cifre di tutte le banche coinvolte. La Banca popolare dell’Etruria e del Lazio ha guadagnato addirittura il 65 per cento in una settimana. Il rialzo delle Popolari è stato corale, ma l’Etruria (quella del Vice Presidente Boschi…) ha colpito per l’intensità del balzo. Tre volte l’incremento di prezzo, rispetto alla media dei rialzi del settore nella settimana post-decreto”.
“Non può quindi passare in secondo piano il dubbio di azioni promosse in maniera consapevole e attenta, a seguito, evidentemente, dell’entrata in possesso di informazioni privilegiate; il forte sospetto che l’intervento di riforma approvato dal Cdm sia stato preceduto da una serie di attività anomale e di operazioni di compravendita di titoli azionari di numerose banche popolari, i cui movimenti non possono non richiamare lo spettro di un caso di insider trading”.
“C’è quindi il sospetto che mani forti avessero messo insieme grossi pacchetti di azioni con un anticipo quasi da ‘veggenti’. E ciò che si prefigura davanti ai nostri occhi e agli occhi dei cittadini, è l’immagine di un governo che si presta a varie ‘mani’: mani che prendono informazioni, mani che cambiano testi all’ultimo momento, mani ‘invisibili’, mani di fata, ma che in realtà hanno un ruolo chiave per i sotterfugi dell’Esecutivo”.
“Va poi evidenziato come un’intensa attività di compravendita di titoli di alcune banche popolari italiane quotate in Borsa si sarebbe poi verificata, in particolare, in una delle piazze finanziarie più importanti in Europa e nel mondo: il London Stock Exchange. Dove operano molti amici degli amici”.
“Il governo avrebbe dovuto chiarire, ed oggi non l’ha fatto, le fasi tecniche e i passaggi che hanno anticipato l’approvazione di questo decreto, le cui vicende poco trasparenti, oscure, e alquanto anomale lasciano intravedere ampi margini di opacità e pongono seri e fondati dubbi sulle modalità di gestione delle informazioni da parte dell’esecutivo”, conclude Brunetta