“Analizzando fior da fiore il decreto Irpef di Renzi, quello della mancia degli 80 euro, e la relazione tecnica emergono tante amare sorprese per gli italiani, che il presidente del Consiglio fin qui ha saputo ben nascondere. Esempi:
1) Se in corso d’anno si supera il reddito limite dei 24.000 a dicembre occorrerà restituire gli 80 euro a conguaglio. In sintesi: ‘chi più lavora meno prende il bonus’. Scoraggiante, demotivante, uno stimolo al non lavoro o al lavoro nero.
2) Il lavoratore dipendente ‘povero’ (sotto i 24.000 euro lordi annui) componente di una famiglia ‘ricca’ prenderà gli 80 euro. Significa che ne beneficia anche il coniuge o il figlio di un capofamiglia ‘ricco’. Il bonus in pratica non tiene conto delle condizioni reddituali della famiglia.
3) Il bonus è stato definito una restituzione fiscale: ‘abbassiamo le tasse’, in realtà dal punto di vista statistico-contabile è molto probabile che verrà contabilizzato come maggiore spesa, in base ai nuovi criteri contabili del SEC (Sistema europeo dei conti) 2010 sui crediti di imposta. Un guaio. Aumenta la spesa pubblica. Lo ammette il governo che, nella stessa relazione tecnica, afferma testualmente: ‘La classificazione dell’operazione è interamente imputata, nel riepilogo degli effetti finanziari del provvedimento, nella voce ‘minori entrate tributarie’. Va tuttavia rilevato che, trattandosi di una fattispecie particolare, la classificazione definitiva verrà stabilita dall’Istat sulla base delle regole del SEC (con particolare riferimento a quelle 2010). Non si può escludere che una parte degli sgravi possa essere contabilizzata dal lato della spesa (trasferimenti alle famiglie) alla stregua di altri crediti di imposta’.
Caro presidente Renzi, non è con il continuo azzardo morale, con le continue scommesse, con i continui rilanci da funambolo della politica politicante che si governa l’Italia. La si manda solo in malora per sempre”.