“Oggi non c’è stata alcuna intervista sul ‘Corriere della Sera’ a Matteo Renzi sull’Italia. Perché mancava l’Italia. Non c’era. Il dolore della gente: sparito. I dati della vita vera: sepolti.
Livre de chevet. Riassunto del bilancio dello Stato. Dati Def 2014. Anno di riferimento 2014. Spesa per dipendenti pubblici: 164 miliardi; consumi intermedi: 129 miliardi; pensioni: 255 miliardi; interessi sul debito: 84 miliardi; spese in conto capitale (investimenti): 27 miliardi. Totale spesa pubblica: 806 miliardi. Era 794 miliardi nel 2011; 801 miliardi nel 2012; 799 miliardi nel 2013. Se la matematica non è un’opinione nel 2014 aumenterà. Dal lato delle entrate. Imposte dirette: 234 miliardi; Imposte indirette: 235 miliardi; contributi sociali: 218 miliardi. Totale entrate: 759 miliardi. Ne deriva un indebitamento netto (spese superiori a entrate) di 47 miliardi, che equivalgono a 3 punti di Pil.
Spending review. Come rilevato dalla Banca d’Italia, i risparmi derivanti dal processo di revisione della spesa contenuti nel Def 2014 (pari a 4,5 miliardi nel 2014; 17 miliardi nel 2015 e 32 miliardi a decorrere dal 2016), non sono sufficienti a coprire gli effetti finanziari del ‘bonus Irpef’, che reca oneri pari a 6,6 miliardi nel 2014 e a 10 miliardi, se confermato, a decorrere dal 2015. A questi bisogna aggiungere gli oneri derivanti da altri atti normativi che il governo si è impegnato a ‘coprire’ esclusivamente attraverso riduzioni di spesa. Si tratta di 500 milioni per il 2014; 10,4 miliardi per il 2015 e 17,9 miliardi nel 2016. Ne deriva che, per rispettare tutti gli impegni presi, il governo ha bisogno di reperire, attraverso Spending review, risorse per 7,1 miliardi (6,6 da decreto Irpef + 0,5 già impegnati) nel 2014; 20,4 miliardi (10 da decreto Irpef + 10,4 già impegnati) nel 2015; 27,9 miliardi (10 da decreto Irpef + 17,9 già impegnati) nel 2016. Nel Def sono ipotizzati, abbiamo visto, risparmi per 4,5 miliardi nel 2014; 17 miliardi nel 2015 e 32 miliardi a decorrere dal 2016. Resta uno ‘scoperto’ di 2,6 miliardi (7,1 impegnati – 4,5 ‘disponibili’) nel 2014 e di 3,4 miliardi (20,4 impegnati – 17 ‘disponibili’).
Da quando Renzi si è insediato a palazzo Chigi abbiamo visto: l’aumento della tassazione sulla casa e sul risparmio; il raddoppio dell’imposta sostitutiva dovuta dalle banche per la rivalutazione delle quote di Bankitalia; il taglio delle detrazioni Irpef per chi ha redditi superiori a 55.000 euro; l’accorpamento da 3 rate a un’unica rata per il versamento dell’imposta sulle rivalutazioni dei beni aziendali per le imprese; l’aumento dall’11% all’11,5% del prelievo sui Fondi pensione; l’aumento del bollo auto e del bollo dovuto sul passaporto; l’ampliamento della platea di aziende cui si applicano aliquote Irap straordinarie (e che quindi non beneficiano dello sbandierato taglio del 10% dell’Irap); l’aumento delle accise su benzina, tabacchi e alcolici per effetto delle clausole di salvaguardia scattate automaticamente in conseguenza del fatto che le coperture (evidentemente non valide) originariamente previste dal governo nei provvedimenti di natura economica non si sono realizzate. Tutto questo per distribuire una mancia elettorale di 80 euro netti al mese a 10 milioni di persone. A scapito degli altri 31,4 milioni di contribuenti italiani”.