“Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con la sua intervista al Financial Times dimostra di non conoscere abbastanza (anche se impara in fretta) le regole del gioco.
Va bene non prendere ordini da nessuno, ma Renzi dovrebbe sapere che sulle riforme i tempi e i contenuti non sono liberi: i tempi sono quelli legati al ciclo economico e alla gravità crescente della crisi. I contenuti sono oggettivi e chiari. Non li ha indicati solo Draghi, ma anche la Commissione europea nelle raccomandazioni del 2 giugno e l’Ecofin l’8 luglio: mercato del lavoro, liberalizzazioni e privatizzazioni, riforma fiscale, riforma della burocrazia. Renzi continua a fare orecchie da mercante.
Quanto alla ipotizzata cessione di sovranità nazionale che Draghi avrebbe proposto per i paesi dell’eurozona, interpretare in tal senso le parole del presidente della Bce significa non conoscerne la storia, non averne seguito passo per passo le prese di posizione e non aver compreso il senso delle sue decisioni di politica monetaria. Quella che Mario Draghi propone, e non dallo scorso giovedì, bensì da mesi, è una ‘governance comune europea per le riforme’, che significa riforme strutturali simultanee e coordinate in tutti i paesi dell’eurozona. In tal modo gli Stati beneficiano non solo degli effetti delle proprie riforme interne, ma anche degli effetti di quelle degli altri Stati dell’Unione. Il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, ben accolse a luglio la proposta di Draghi, e ne fece il suo ‘cavallo di battaglia’ nel primo Eurogruppo presieduto nell’ambito del semestre italiano, con riferimenti continui agli effetti di ‘spillover’ positivi delle riforme in un paese nei confronti degli altri paesi.
E, infine, non si dia a Mario Draghi, in senso dispregiativo, del ‘rigorista’ in politica economica, accostandolo all’austerità fine a se stessa imposta dalla Germania ai paesi dell’eurozona negli anni della crisi. Proprio Mario Draghi, infatti, negli anni della crisi ha cercato di arginare, con una politica monetaria espansionistica, gli effetti negativi delle politiche ‘sangue, sudore e lacrime’ volute dall’Europa a trazione tedesca. E, proprio per questo, si è scontrato spesso con l’opposizione dura della Bundesbank.
Se le parole di Matteo Renzi vanno prese sul serio, allora vuol dire che il presidente del Consiglio non solo è in netto contrasto con Mario Draghi, ma anche con la Commissione europea e con il suo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. E questo non può che preoccupare”.