“C’è proprio da sorridere ripensando alle invettive rivolte a Berlusconi, accusato di essere un imbonitore delle masse e un venditore di fumo. Renzi da questo punto di vista è impareggiabile. Aveva promesso la riforma elettorale entro il 25 maggio (una data a caso), e il progetto (se così può chiamarsi) giace su un binario morto al Senato. Aveva replicato all’iniziativa presidenzialista del presidente Berlusconi dicendo che si sarebbe fatta dopo la riforma del Senato e il governo in Commissione, per bocca della ministra Boschi, ha dato invece parere contrario a questa soluzione”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento su “Il Foglio”.
“Il presidente del Consiglio si vanta di aver stracciato gli oppositori del cambiamento e aver incassato una prima approvazione della riforma costituzionale in Commissione, mentre la verità è che dalla Commissione è uscito un voto indecifrabile e contraddittorio. Minimizzare quanto accaduto in Commissione Affari costituzionali del Senato non è furbizia politica: è incosciente autolesionismo. Così Renzi va a sbattere e l’Italia con lui”.
“La verità, a voler essere generosi, è che dalla Commissione non è uscito nulla, o meglio tutto e il suo contrario; Renzi sulle riforme, senza Forza Italia, non va da nessuna parte e, nel merito, il quadro riformatore che viene fuori da questi goffi tentativi è, come ha ricordato il presidente Berlusconi sul ‘Corriere della Sera’, con linguaggio più elegante del mio, una mappazza indigeribile”.
“Non ci porta da nessuna parte questo riformismo random, erratico, ‘a trazione periferica’, privo di una strategia di insieme e che, come ha ricordato persino Scalfari, trascura di considerare il dosaggio di pesi e contrappesi che solo una riforma complessiva della parte II, magari con una Costituente, potrebbe realizzare”.
“E passiamo all’altra nota dolente: l’Italicum. Come può una forza politica che vuole dirsi ‘riformatrice’ affrontare il tema della legge elettorale in questo modo? Con un sistema elettorale vigente incostituzionale, e una proposta di legge approvata da un ramo del Parlamento ma insabbiata al Senato, ostaggio di un fuoco incrociato tra piccoli partiti e correnti del Partito democratico che compongono la pasticciata maggioranza di governo?”.
“Allora la domanda è: Renzi c’è o ci fa? Perché se c’è bisogna preoccuparsi per l’Italia e cercare di correre ai ripari il prima possibile. Se ci fa, bisogna che si renda conto che così né lui, né l’Italia va da nessuna parte. Se le riforme le vogliamo fare davvero (come Berlusconi fece nel 2005), e non vendere fumo agli Italiani, c’è bisogno di mettere da parte la doppiezza, smetterla con vizi privati e pubbliche virtù, e sottoscrivere un patto vero in cui, tra avversari, ci si riconosce come attori di pari dignità nel riscrivere una parte importante della nostra Carta”, conclude Brunetta.