“Cattive notizie sono arrivate dal Centro Studi di Confindustria, che ha certificato come nel primo trimestre del 2019 la produzione industriale italiana sia rimasta quasi piatta, con un calo stimato del -0,1%, dopo il forte ridimensionamento registrato a fine 2018. Secondo il CSC, la domanda interna è stata ancora debole, in particolare quella degli investimenti, mentre quella estera ha risentito del rallentamento globale, con paesi come la Germania e la Francia che hanno fortemente rallentato la loro crescita negli ultimi mesi.
Il contributo dell’industria al Pil è, quindi, considerato da Confindustria nullo con le prospettive per il prossimo trimestre orientate al ribasso. Ancora, la CGIA di Mestre ha stimato che quest’anno la pressione fiscale potrebbe salire al 43,0% e ha dichiarato che “l’asticella è destinata a salire, per ora non si sa di quanto”. Il Tesoro, infatti, nel dicembre scorso aveva previsto una crescita del +1,0%, che avrebbe prodotto una pressione fiscale pari al 42,3%. Con l’entrata in recessione dell’economia, la pressione fiscale dovrebbe ora aumentare, raggiungendo il 43,0%, per poter mantenere i conti in ordine”.