Matteo Renzi in un mare di guai. Lo diciamo da settimane da queste colonne. Nonostante il presidente del Consiglio abbia, in più d’un occasione, evitato di affrontare in modo oggettivo le innumerevoli difficoltà della sua azione politica, come premier e come segretario del Partito democratico.
Ma la realtà ha la testa dura. Non si può scappare all’infinito.
Renzi si ritrova con le riforme ferme al palo. Con il suo partito dilaniato, e con un’agenda infernale lo ha riportato con i piedi per terra.
Nelle prossime settimane non ci sarà nessun via libera alla legge elettorale, nessun ok al secondo passaggio della riforma del bicameralismo paritario, nessun Jobs Act entrerà in vigore il primo gennaio, la riforma della giustizia non esiste, quella della scuola è stata annunciata ed è rimasta un libricino di poco più di cento pagine.
L’elenco potrebbe essere molto più lungo, ma per non tediare i nostri pazienti lettori ci fermiamo qui. In questo scenario buio per il presidente del Consiglio, ma soprattutto per il Paese, si inserisce l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.
Napolitano non ha smentito le sue immediate dimissioni, e quindi probabilmente già nel mese di gennaio dell’anno entrante il Parlamento in seduta comune verrà chiamato a indicare il suo successore al Colle. Renzi pensava di giocarsi la partita in casa, di decidere tutto a tavolino nel soviet Pd: sbagliato Matteuccio. Dovrai fare i conti con noi. Non è una minaccia, una tranquilla e serena constatazione.
Berlusconi, con la genialità di sempre, gli ha portato via la palla e lo ha costretto alla ritirata. La scelta per il Quirinale? È nelle cose che sia parte del Patto del Nazareno. E ci mancherebbe altro…
I piddini renziani hanno provato a gettare acqua sul fuoco. Serracchiani e Guerini hanno tentato di parare il colpo. Respinti con perdite.
Berlusconi ha detto una cosa ovvia, trasparente e rivoluzionaria al tempo stesso.
Siamo d’accordo, sottoscriviamo il pensiero del nostro leader. E aggiungiamo una riflessione.
Preoccupa che nello stesso partito del premier la minoranza rinfacci a Renzi l’assenza di dialogo, il distacco dalla società, l’asservimento alla troika, la caricaturizzazione dell’avversario interno.
E sono solo alcune delle accuse udite ieri durante l’assemblea del Partito democratico. Non sono liti in famiglia. Visto che il Pd pretende di essere il tutto della politica e della democrazia, la cosa riguarda e deve spaventare tutti.
Se Renzi tratta così gli amici e i compagni come possiamo dargli fiducia noi dell’opposizione su temi essenziali come Quirinale e riforme elettorali e costituzionali?
Sistemi le cose in casa, mostri di non essere un leader metà Breznev con Dubcek, metà Perón con l’Argentina, e ne parliamo. Riflessione da approfondire. Matteo dice che va avanti da solo? Schianterà lui e l’Italia.