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BERLUSCONI. La scelta di salvare il Paese dal caos, mantenere la parola data. Cercando fino in fondo la strada delle riforme. Ma questo Renzi #durapoco

 

BERLUSCONI

  1. 1.   Abbiamo un problema, ragazzi: il nostro leader rispetta la parola data. Glielo abbiamo spiegato mille volte che in politica non si fa così. Che devi stringere con la destra una mano, e tenere il pugnale nell’altra, altrimenti sei morto.

 

  1. 2.   Berlusconi è questo qua. Mantiene le promesse. Per questo è un delitto averlo estromesso dal Senato. È pazzesco che non gli si dia la grazia. Privilegia sistematicamente il bene dell’Italia, il rispetto di un patto stipulato per dare pace nella prosperità agli italiani. Ha la magnanimità di dire provaci-ancora-Mat piuttosto che infilare nella sacca lo scalpo di un avversario travolto dalla pochezza sua e dagli odi della sua gente.

 

  1. 3.   Noi siamo orgogliosi di essere parte del popolo di Berlusconi, e di combattere con lui per la buona politica. La parola responsabilità con lui ha un senso fragrante. Acquista la sua valenza etimologica: si dà conto a qualcuno, e non a qualcosa. Quando c’è di mezzo il destino di una nazione, la sua pacificazione, si risponde non al ragioniere del dare e dell’avere elettorale, ma a quel qualcuno che è la propria coscienza.

 

  1. 4.   In questi giorni l’ha ripetuto più volte, il Presidente Berlusconi: sarà considerato dagli storici un “padre della Patria”. Nella serata di ieri ha mostrato qual è la strada. Una strada stretta, che costa sacrifici. Ha detto un “sì” fiducioso invece di un “no” astioso, rinunciando alla goduria infantile di vedere il proprio competitore pestare la faccia sul bordo della pozzanghera.

 

  1. 5.   Ieri, caso mai fosse sfuggito, Forza Italia si è rivelata indispensabile per tentare di procedere sulla strada delle riforme. In Commissione Affari costituzionali del Senato si procedeva sull’auto-riforma del medesimo. Dapprima è stato posto ai voti un ordine del giorno di Roberto Calderoli. In esso si dava una bella spazzolata al testo-base proposto da Renzi-Boschi. Un disegno di legge scritto con i piedi e dunque meritevole di essere riformato in radice. Forza Italia ha votato convintamente sì al Calderolum (vedi altro articolo sui suoi contenuti). Contrarissimi sulla carta ministri e maggioranza. Che invece non era tale. A causa infatti dell’assenza di un senatore del Pd (Mineo, in dissenso da Renzi) e per il voto favorevole di Mario Mauro, l’odg è passato.

 

  1. 6.   Panico nel governo e nella maggioranza. I quali avevano subìto una umiliazione, ma pur sfregiata la riforma così com’era stata depositata non era affondata. L’odg infatti tecnicamente non è un vincolo per così dire legale, ma soltanto morale. Una sorta di indirizzo su come poi l’Aula dovrà lavorare. Ma da quale testo partire per riprogettare il Senato? Renzi e Boschi invece di rinviare la partita hanno deciso di giocare la carta disperata del sì o del no. O va in Aula la nostra proposta originaria o ce ne andiamo a casa, e il processo di riforma è finito.

 

  1. 7.   A questo punto, senza rinunciare minimamente alle nostre idee sul presidenzialismo, e considerando  l’elaborato del governo una specie di dopolavoro per sindaci rossi, dunque da rivedere in toto, Berlusconi – esplicitamente richiesto di soccorso da parte di Renzi – ha alzato il ponte levatoio.

 

  1. 8.   La riforma del Senato andrà avanti, grazie al voto di Forza Italia. Altrimenti sarebbe morto qualsiasi refolo di vento riformista.

 

  1. 9.   Sarebbe stata una magnifica campagna elettorale quella contro un Renzi perdente e ucciso dai suoi. Ma Berlusconi non sarebbe stato Berlusconi. Forza Italia  sarebbe un’altra faccenda, rispetto al movimento di moderati seri e leali quale essa è.  Non siamo sfasciacarrozze alla Grillo, noialtri. Non giochiamo al tanto peggio tanto meglio.

 

  1. 10.     Restiamo dell’idea, più che mai: Renzi dura minga, in italiano #durapoco.  Ma non si vince con gli sgambetti, lasciamo che sia lui stesso, visto che è sveglio, a tirare le somme: non ha più la maggioranza.