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Forza Italia e la nostra responsabilità a caro prezzo per l’interesse nazionale. Unità intorno a Silvio Berlusconi. Opposizione responsabile, ma a guardia alta. Le legittime differenze e gli sbagli da non fare

 

Noi siamo leali, a fronte dell’ipocrisia di Renzi e del suo partito. La nostra responsabilità è a tutta prova. Siamo orgogliosi di questo nostro modo di essere. Diciamo in faccia a Renzi la verità sui conti e sulle riforme strutturali che non arrivano mai, e gli tendiamo comunque la mano. Non è una opposizione del “no” e che gode degli sbagli della maggioranza. Ma mentre diciamo che così non va, porgiamo l’alternativa,  protesi a migliorare, discutere, integrare.

 

Siamo gente così, la scuola di Berlusconi è questa. Così a proposito di Nazareno, siamo stati sempre pronti a mettere a disposizione la nostra pazienza  dinanzi alle continue richieste del governo di cambiamenti: sempre accolte (ne abbiamo contate nove).  Sull’economia e sul lavoro: invito costante, a volte brutale, a passare dalle parole ai fatti, a scegliere riforme davvero liberali,  senza sgambetti, ostruzionismi e astuzie da filibustering.

 

Non è il momento questo di aggiungere alla gravissima crisi del nostro sistema economico, la destabilizzazione politica. La condizione è che la lealtà nostra sia corrisposta da identico comportamento, e non si inganni l’Italia. Responsabilità a guardia alta, insomma.

 

Altri, anche nelle nostre file, si oppongono al modo di fare opposizione di Silvio Berlusconi. Il bisticcio è voluto, per rendere l’idea: trasformano il severo e spesso condivisibile giudizio sul governo in una critica alla linea della responsabilità.

 

Prima di procedere, un avviso: questo tipo di posizione in nulla e per nulla è paragonabile alle lacerazioni del Pd. Il Pd vede oggi il mordersi di un mostro a due teste, una coi denti l’altra con la dentiera. Eppure la ditta – come dice il capo dei conservatori Bersani – tiene. Nel Partito democratico ci sono viscere di sentimenti e cuore di ideali diversissimi. Da noi c’è una sorgente comune che ci pervade tutti: sono i valori liberali, cristiani, laici, popolari  incarnati nell’esperienza esistenziale di Silvio Berlusconi. La differenza che scorgiamo è al massimo di opzioni tattiche di secondo livello.

Non si spacca un movimento su una questione di accenti e toni. Siamo opposizione. Punto. Sui modi è legittimo discutere, è ricchezza. Dov’è il problema. Sbagliato però trasformare parole legittime in bombe carta contro l’unità del movimento-partito, mettendo in questione il fondamento stesso del nostro impegno politico.

 

E sulla forma di questa opposizione responsabile ci teniamo a dire che non è semplice tattica, ma è conseguenza della nostra identità profonda, iniettata da Berlusconi nel corpo di questo movimento insieme monarchico e anarchico sin dal 1994. Monarchico perché c’è un solo leader. Anarchico perché non vige nella sua teoria e nella sua pratica, tantomeno nella mentalità del fondatore, il centralismo democratico che a tutto provvede e tutto controlla.

 

Siamo consapevoli: qualcuno nelle file di Forza Italia rimprovera un esagerato altruismo nella linea del movimento impressa ed espressa da Silvio Berlusconi. Severa sull’economia, sulla politica estera, sull’annuncite del premier, ma poi non si manifesterebbe mai la volontà di dargli  la spallata e si finirebbe sempre per fare l’Avis personale di Renzi. Insomma, saremmo diventati i donatori di sangue e di consensi  a lui, che si allarga di insuccesso in insuccesso, e versatori di plasma pure nelle vene dei nostri alleati di ieri e di domani, Lega e Fratelli d’Italia.

 

Sbagliato, sbagliatissimo. Errore di prospettiva. Versiamo sangue all’Italia. Berlusconi lo fa da una vita. È un sacrificio cosciente per un bene più grande, che si chiama amore per l’Italia. E alla fine la gente saprà riconoscerlo. Specialmente se sapremo renderne ragione con la passione che ci testimonia il nostro leader.

 

Il Mattinale