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GOVERNO. Riforme chic e riforme shock. Le cose vanno insieme o le riforme istituzionali serviranno solo a mettere a disposizione della Troika un Senato dimezzato. Mantenere i patti, evitando di fare il gioco di Renzi che porta al disastro l’Italia e ce ne rende corresponsabili

 

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Riforme chic e riforme shock.  Si scopre ogni giorno di più il gioco furbo di Renzi e del governo.

Mettere sul tavolo come successi – i quali, secondo la retorica di regime,  sono sempre belli, nuovi e luccicanti – i cambiamenti di Senato e Titolo V (riforme chic),  per distrarre il popolo bue dagli scricchiolii del pavimento su cui le istituzioni poggiano.

E questo pavimento è l’Italia in quanto fatta di sofferenze, disoccupazione, giustizia malata, economia reale inceppata e quella virtuale aggressiva contro gli interessi delle famiglie e delle imprese. E rimediare a questo incombente cedimento strutturale ha bisogno sì di riforme ultra-urgenti, arci-rapide, cioè shock.

Ma di questo Renzi non solo si mostra incapace, ma pretende persino di respingerne la necessità sommergendole sotto il tappeto di fiori per sé e il ministro Boschi e di contumelie sprezzanti per gli altri.

Dinanzi a questo scenario noi non riusciamo a tenere divisi il campo istituzionale da quello della vita quotidiana della gente.

La riforma istituzionale ha per scopo di rendere più veloce e incisivo il percorso delle riforme vitali del fisco, del lavoro, della giustizia.

Peccato che non siano all’orizzonte, e quelle che si vedono non sembrano sottrarci al pericolo imminente di un commissariamento dell’Italia a causa della cattiva gestione dei conti e del debito strabordante.

Sai che soddisfazione riformare il Senato, per di più regalandolo alla sinistra, brindare alle nuove istituzioni e poi metterle a disposizione della Commissione europea o addirittura della Troika…

Per questo riteniamo che le riforme istituzionali per non ridursi a un belletto per la danza con i poteri forti, debbano essere: 1) migliorate subito e comunque tenendo la porta aperta a ciò che darebbe vero potere decisionale e forza alla sovranità popolare: l’elezione diretta del Presidente della Repubblica in un contesto di Repubblica presidenziale con pesi e contrappesi; 2) accompagnate da una opposizione chiara, dura, senza possibilità di equivoci né di sostanza e nemmeno di immagine, che lascino percepire una qualche nostra sudditanza verso Renzi.

Noi abbiamo sudditanza soltanto all’Italia e all’amore per il nostro Paese. 

Lo dimostrano il passato e il presente e lo dimostrerà il futuro di Forza Italia a guida di Berlusconi.