“L’aula di Palazzo Charlemagne, a Strasburgo, è una grande sala circolare che, nella sua struttura, ricorda l’architettura di un grande teatro greco. Sarà forse a causa di questa suggestiva visione che Matteo Renzi ha evocato il mito di Telemaco, figlio di Ulisse. Con un effetto comunicativo di grande impatto. Abbandonato ogni spunto aulico, la domanda che è risuonata ha avuto la durezza della concretezza. I Trattati esistenti, fin quando non saranno modificati, non consentono deroghe. La flessibilità è quella indicata nelle tavole della legge. Quindi l’Italia faccia quel che deve fare, in termini di riforme, e non si illuda di poter strappare concessioni che già ad altri non sono state accordate. Matteo Renzi aveva dalla sua alcune frecce che non ha ritenuto utili lanciare”. Lo scrive ‘Il Mattinale’, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Quando la Germania si presenta sulla scena con un attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti pari ad oltre il 6 per cento del PIL, questo rappresenta un elemento di destabilizzazione, che rischia di mandare in tilt l’intera economia dell’Eurozona. Misurarsi con questo problema, in una sede solenne come quella di Strasburgo, avrebbe, forse, rovesciato un vecchio luogo comune. E dimostrato che le colpe non sono solo da una parte. Soprattutto sarebbe stata la risposta migliore a chi come Weber, esponente del PPE tedesco, è solo capace di ripetere: austerità, niente altro che austerità”.
“Il vero nodo della cattiva congiuntura europea è dato dalle asimmetrie che derivano dal comportamento tedesco. Se quell’economia non reflaziona, ogni tentativo di voltare pagina, nel senso dello sviluppo, è destinato al fallimento. E l’approdo deflazionistico, quasi inevitabile. Riflesso immediato di quella politica è infatti l’anomalo rafforzamento dell’euro nei confronti delle altre monete. E quindi il debole sostegno della domanda estera alla crescita complessiva”.
“L’effetto traslato di quella politica è dato dai vincoli posti alla politica monetaria, che non riesce a trasmettere, nonostante la grande liquidità, impulsi uniformi per i diversi Paesi. Avremmo voluto sentire almeno una parola in difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della BCE, contro le pressioni della Bundesbank e dei falchi che ne osteggiano il ricorso a pratiche non convenzionali”.
“Se la reflazione non si vuole portare avanti, allora si ricorra a formule di condivisione dei debiti sovrani, mediante emissioni di bond garantiti dalle Istituzioni europee, tra cui la Banca europea degli investimenti. Un compromesso minimo su cui chiamare a raccolta i parlamentari dei diversi Paesi e quindi dare forza effettiva al ridisegno delle regole europee”.
“Discorsi, come si vede, molto meno evocativi ed accattivanti. Ma discorsi veri se l’obiettivo è quello di contribuire effettivamente alla soluzione dei problemi. E non il protagonismo dell’attore giovane sul palco del grande teatro di Palazzo Charlemagne”, conclude ‘Il Mattinale’.