UNITI SI VINCE. Il centrodestra attinge tutto a una sola sorgente di ideali e di interessi. Sarebbe un crimine politico far prevalere il bisogno di lucidare il proprio distintivo, invece di mettersi insieme per vincere. E salvare la nostra gente da una sinistra catastrofica. Decalogo per la vittoria

- 1. Uniti si vince. Uniti chi? Uniti noi, le formazioni che compongono il centrodestra.
- 2. Uniti perché? Perché questa unità è anzitutto nella testa e nel cuore della gente che vota i quattro partiti che si riferiscono a questa storia che dura da vent’anni, dal giorno cioè della discesa in campo di Silvio Berlusconi.
- 3. Uniti quando? Ora, perché elezioni regionali, e forse non solo, incombono. E perché la visibilità di una ritrovata coesione darebbe cuore a tanta gente che oggi assiste sgomenta allo strapotere inconcludente del renzismo, cui hanno sì arriso le urne in maggio, ma che ha trovato i moderati scompaginati.
- 4. Ci sono differenze tra noi, e le conosciamo fin troppo: di tattica, di sottolineatura di questo o quel tema, di temperamento, di espressioni territoriali. Ma Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Lega Nord e Fratelli d’Italia prima ancora di mettersi a discutere di unità con relativi accordi si specchiano in quell’insieme di desideri e valori che sono il nerbo ideale di un’alleanza vincente. Come si fa a non vederlo?
- 5. Ci sono tenui differenze, esasperate a volte da legittime pulsioni identitarie, ma siamo costretti dall’urgenza della crisi a radunare le nostre forze per non lasciare che gli italiani siano depredati del loro presente e futuro. E’ compito immediato dei responsabili politici armonizzare le quattro forze in un coro di voci diverse che cantano la medesima canzone.
- 6. L’unità del centrodestra è nelle cose. Rifiutarla significa rinunciare a vincere. E in politica vincere è essenziale. Solo agli esteti interessano le belle sconfitte, saremo gente volgare, ma puntiamo allo scudetto. Come oggi dice Giovanni Toti in una intervista per “Il Giornale” occorre “generosità” che non può essere solo una dote di Berlusconi. Da parte di tutti va ripudiato quella specie di onanismo politico di chi si compiace soltanto di lucidare il proprio distintivo, magari per avere per se stessi qualche frammento di voto di più, forse. Ma di certo buttato via, se poi vince la sinistra.
- 7. L’identità dei singoli partiti non si appiattisce ma si valorizza in un popolo che cammina insieme verso un traguardo di prosperità. Questa unità per la vittoria non è una somma indistinta, né un cartello elettorale di giustapposizioni per il comodo di far numero. E questa è la sfida nuova.
- 8. Infatti. La politica è capacità di ascolto dei cittadini. All’ascolto segue la proposta. Nella proposta non ci sono soltanto programmi con ricette tecniche ben elaborate. Quelle sono indispensabili, ovvio. Ma se tutto si risolvesse nella elaborazione di piani e riforme, basterebbe un ufficio studi attrezzato dei migliori cervelli cui appendere ciascuno il suo simbolo.
- 9. La politica è comunicazione non solo di risposte ai problemi con punti e sottopunti, ma è anche e soprattutto il modo con cui si offre e si incarna una spinta positiva verso il futuro, e si diffonde un’idea contagiosa di libertà e di benessere. Insomma c’è bisogno di una visione da condividere, di un insieme di valori messi in fila gerarchicamente. E questi: a) devono essere proposti da volti che li comunicano e li testimoniano; b) occorre che siano proposti da persone le cui storie dimostrano che questi programmi e valori non resteranno appesi ai palloncini delle belle parole, ma da subito mordono i problemi, spingono avanti il carro della vita dei popoli verso il meglio.
- 10. Ora noi siamo qui per questo. La scuola di Berlusconi è questa. Non ci interessa l’elogio di chi ha combattuto con onore, ma per testarda volontà di solitudine, ha perso. Ci preme vincere, e ancora vincere, per il bene del nostro popolo che ci mette nelle mani la bella bandiera della libertà.