“Mario Draghi si è stufato. Non ne può più dei continui attacchi nei suoi confronti e giovedì ha reagito: ‘La Bce non lavora per la Germania ma per la stabilità dei prezzi nell`Eurozona tutta’. Se i tedeschi sono ancora weimarianamente ossessionati dall`inflazione è un problema loro, aggiungiamo noi, non possono stressare i governi degli altri Paesi o la Banca centrale europea”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.
“Tanto più che le critiche pesanti delle ultime settimane rivolte dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, al presidente della Bce oltre a minare fortemente l`indipendenza della nostra Banca centrale e la sua autonomia dai governi, sancita dallo Statuto, rallenta gli effetti della politica espansiva da essa adottata, con le relative conseguenze sull`economia dell`Eurozona e sulla credibilità di quest`ultima. Peraltro, l`annosa polemica tedesca non ha stufato solo Draghi, ma anche gli altri Paesi dell`Ue, e si è rivelata un boomerang per chi l`ha innescata. Almeno per ora”.
“L`Eurogruppo e l`Ecofin riuniti ieri e l`altro ieri ad Amsterdam, infatti, hanno ricordato alla Germania le troppe imposizioni dell`Europa a trazione tedesca agli Stati membri. Così come sono stati passati in rassegna i tanti privilegi riconosciuti alla Germania, a scapito di tutti gli altri Paesi, negli anni della crisi. In particolare, con riferimento all`unione bancaria e alla necessità di una garanzia comune europea sui depositi, si è ricordato come, proprio su richiesta-ricatto tedesco, siano state escluse dal perimetro di vigilanza della Bce gli istituti regionali – le Landesbanken – e le casse di risparmio – le Sparkassen – dove in Germania si annida la più alta opacità e la più alta compromissorietà tra credito e potere politico locale”.
“Così come nella direttiva sul bail-in, che noi italiani conosciamo bene e di cui portiamo ancora le ferite, sono state consentite particolarissime eccezioni alle banche le cui insolvenze derivavano da grosse perdite su derivati. E sono proprio gli istituti di credito tedeschi quelli che più ne hanno beneficiato, in quanto pieni di derivati nei loro bilanci. Fino a bloccare, almeno per ora, la richiesta tedesca di porre, per le banche dei paesi dell`eurozona, un tetto quali-quantitativo all`ammontare di titoli del proprio debito sovrano che possono avere in portafoglio. Come è evidente, la misura è colma. In Europa nessuno sopporta più l`egoismo, l`opportunismo, l`arroganza, la miopia, il razzismo economico e finanziario della Germania, unicamente finalizzato alla sua egemonia”, aggiunge Brunetta.