Brunetta: Ue, “Renzi indisciplinato e inaffidabile in Europa, leader gliela faranno pagare cara”
“Appare piuttosto sorprendente che il governo italiano metta in scena una prova muscolare così forte con l’Unione europea sulla revisione del bilancio pluriennale senza informarne preventivamente il Parlamento, ai sensi dell’articolo 5 della Legge 234 del 2012.
Questo a dimostrazione che è tutta una bolla mediatica che il premier Renzi ha voluto architettare, da un lato, come arma di ricatto nei confronti della Commissione europea per spingerla a una maggiore “clemenza” nella valutazione della scadente Legge di bilancio del suo governo, dall’altro, ai fini dell’acquisizione di consenso in vista del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, su cui i sondaggi danno i No in netto vantaggio.
Ma questo non fa altro che consolidare l’idea di personaggio indisciplinato e inaffidabile che l’Europa ha già di Renzi: non si possono prendere decisioni politiche scollegate dai contenuti. Margaret Thatcher ha sempre avuto posizioni rigide in Europa, ma allo stesso tempo metteva sul tavolo altre idee per le quali trovava largo sostegno tra i partner. Mentre Cameron non aveva questa abilità e infatti sappiamo com’è finita. Per fare solo un esempio. In Europa le parole hanno un peso molto più ampio di quello che si immagini e Matteo Renzi sta pericolosamente giocando con il fuoco.
La review del bilancio pluriennale su cui il presidente del Consiglio italiano sta esercitando la sua smania di protagonismo non modifica il saldo del quadro pluriennale 2014-2020, che resta intorno ai 967 miliardi, né quello delle sei rubriche fondamentali, bensì prevede dei trasferimenti tra programmi all’interno delle medesime rubriche. Dunque un gioco a somma zero. Ma ci chiediamo quali siano i programmi che vengono ridotti e quali quelli che vengono rifinanziati. Proprio per questo il Parlamento, nelle Commissioni competenti, doveva essere informato.
La Presidenza slovacca ha già fatto una proposta di compromesso che tenesse conto delle richieste di tutti i Paesi, inclusa l’Italia che lamentava le scarse risorse destinate a immigrazione e calamità naturali, introducendo, come abbiamo visto, maggiore elasticità nei trasferimenti tra programmi. Dire di no, da parte di Renzi, significa bocciare questa proposta e lasciare le cose com’erano in precedenza, vale a dire a metà 2013, quando il piano pluriennale è stato approvato, quindi senza tenere conto del cambiamento di contesto avvenuto in oltre 3 anni, specialmente sui temi dell’immigrazione e delle calamità naturali cari al nostro paese. L’esatto contrario di quello che il governo dice di voler fare con il suo fantomatico veto.
Renzi si metta d’accordo con se stesso, la tensione pre-elettorale e la paura di perdere gli hanno offuscato la mente. Ma con l’Europa non si scherza e sono pronti a fargliela pagare. Lo stesso dicasi per i cittadini, che voteranno No il 4 dicembre”.