“La crisi istituzionale che si sta aprendo all’interno del Governo, per via della distanza sempre più incolmabile tra la politica economica seguita dal ministro dell’economia Giovanni Tria, prudente e attenta al rispetto dei conti pubblici, e quella tassa-e-spendi propagandata dal leader del movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, sta colpendo pesantemente i nostri titoli di Stato, che in queste ore, per l’ennesima volta, sono oggetto di forti vendite da parte dei grandi investitori internazionali.
La notizia dell’incertezza sul futuro che circonda il ministro dell’economia è stata riportata subito da Bloomberg ed è rimbalzata sui desk dei principali traders della City di Londra e a Wall Street. Immediata la reazione dei grandi fondi d’investimento, che notoriamente sostengono la politica rigorista del ministro Tria. Il rendimento del BTP a 2 anni è lievitato allo 0,63% nel giro di pochi minuti, mentre il decennale è salito al 2,57%, con lo spread Btp-Bund risalito a 225 punti base.
Tra le tante reazioni da parte dei grandi investitori internazionali, esemplificativa è la dichiarazione di Antoine Bouvet, stratega della banca d’affari Mizuho International plc, il quale ha dichiarato che “il conflitto [tra il ministro Tria e i ministri Di Maio e Salvini] non è certamente una novità, ma la prospettiva che Tria lasci il governo non è una buona notizia per i titoli di Stato italiani e per il Governo appena formatosi”.
Nei giorni scorsi, i rendimenti dei BTP e lo spread erano tornati a scendere, grazie alle rassicurazioni che molti grossi fondi d’investimento americani avevano ricevuto sul fatto che la linea del ministro Tria sarebbe stata sposata dal Governo al momento di redigere il quadro programmatico della Nota di Aggiornamento al DEF, il prossimo settembre, e che gli impegni di finanza pubblica concordati con la Commissione Europea non sarebbero stati cambiati dal Tesoro. Ora, la volontà di allontanare il ministro Tria è vista dagli investitori come la rottura di questo patto e come la vittoria delle posizioni economiche di Lega e Movimento Cinque Stelle, volte a sforare i parametri di finanza pubblica su deficit e debito.
Al vicepremier Luigi Di Maio, evidentemente, i precedenti crolli dei nostri titoli di Stato conseguenti alle dichiarazioni di noti esponenti del suo Governo sulla permanenza dell’Italia nell’Euro e sull’intento di sfidare l’Europa sui conti pubblici non sono serviti da lezione. Non sono bastati gli avvertimenti delle grandi istituzioni economiche internazionali, non da ultimo quello di ieri da parte del Fondo Monetario Internazionale che ha invitato il governo dall’astenersi dal praticare politiche economiche espansive, dato il delicato stato dei conti pubblici. Non è bastato neppure l’avvertimento lanciato dall’agenzia di rating Fitch sul rischio di un possibile downgrading sovrano già il prossimo 31 agosto, appena prima dell’inizio della sessione di bilancio, o quello di Mario Draghi che ha ricordato al governo italiano come il Tesoro non potrà più contare, dal prossimo settembre, sull’ombrello della Banca Centrale Europea, che terminerà il suo programma di acquisto dei titoli sovrani. Anche le recenti revisioni al ribasso del tasso di crescita del Pil italiano non hanno sortito alcun effetto sul leader dei Cinque Stelle.
La pazienza dei mercati finanziari nei confronti dell’arroganza di Lega e Movimento Cinque Stelle nei loro confronti sembra davvero essere arrivata al limite. Le conseguenze saranno pesantissime e facilmente intuibili: gli investitori intensificheranno la svendita dei nostri titoli di Stato, portando la spesa per interessi sul debito a livelli insostenibili. Senza che la BCE possa più intervenire per abbassare lo spread, con la prospettiva di un pesante rallentamento dell’economia e con una reputazione sui mercati internazionali ormai ai minimi storici, questo Governo, andando avanti così, porterà l’Italia al disastro”.