“Lo spread torna a salire e a preoccupare. Questa mattina, infatti, il differenziale tra il rendimento decennale dei BTP e dei Bund tedeschi è risalito fino a oltre quota 270 punti base, per effetto dell’aumento dei rendimenti sui nostri titoli di Stato, risaliti al di sopra del 2,5%. Il motivo dell’aumento dello spread è presto detto. I mercati finanziari stanno cominciando a rivedere al rialzo le loro stime di crescita del deficit e del debito, dopo aver avuto ormai la certezza che il Pil italiano nel 2019 non crescerà del +1,0% come previsto dal Governo, ma non crescerà affatto, se va bene, o decrescerà addirittura, se va male. Gli operatori finanziari stimano ormai un rapporto deficit/Pil al 2,6-2,7% e, usando una banale “regola del pollice”, hanno riallineato lo spread a 260-270 punti base. Secondo alcuni analisti, lo spread potrebbe salire a breve fino a quasi quota 280 se il Governo dovesse continuare a negare la necessità di una manovra correttiva il prossimo luglio. Ad essere punito non è soltanto l’atteggiamento dell’Esecutivo del voler nascondere le carte, ovviamente poco apprezzato dagli investitori, ma anche la volontà dichiarata da parte della maggioranza di non voler ridurre deficit e debito. Per i mercati finanziari questo non è accettabile. Il Governo è quindi di fronte ad una scelta: continuare a rifiutare una correzione dei conti e accettare quindi un nuovo rialzo dei rendimenti sui titoli di Stato, o fare la manovra correttiva per riportare il deficit verso l’obiettivo del 2,0%, garantendosi così la discesa dello spread attorno ai 200 punti base. Purtroppo per l’Italia, prevediamo che, come al solito, Lega e Movimento Cinque Stelle non faranno la scelta giusta”.