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DEF: BRUNETTA, “DI MAIO SI TROVA CON LE UOVA ROTTE NEL PANIERE ELETTORALE, GLI ITALIANI NON CREDONO PIÙ ALL’ANNO BELLISSIMO E AL BOOM ECONOMICO”

 

Di Maio EU

“Nelle ultime ore, agli investitori internazionali non sono sfuggiti i crescenti attacchi portati avanti dai rappresentanti del Movimento Cinque Stelle al ministro dell’Economia Giovanni Tria. Chi investe nei nostri titoli di Stato si sta chiedendo quale sia il motivo della continua richiesta di dimissioni fatta da una parte della maggioranza al suo ministro più importante, dopo che questi ha dichiarato lo scorso weekend una cosa ormai scontata, ovvero che l’economia italiana, nel corso del 2019, avrà crescita pari a zero, anticipando di fatto quanto verrà scritto dal suo ministero nel quadro tendenziale del Documento di Economia e Finanze. Una operazione verità (finalmente!) che non è piaciuta affatto al leader dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, che si trova ora con le uova rotte nel paniere elettorale. Difficile andare a giustificare, infatti, agli italiani che l’economia italiana è finita in recessione e che non crescerà nemmeno quest’anno, mentre quella degli altri paesi europei, pur rallentando, viaggia comunque su tassi di crescita ben superiori, quando la responsabilità della recessione è solo ed esclusivamente da imputarsi alle dissennate scelte di politica economica fatte non dal ministro Tria, ma direttamente dai due vicepremier Salvini e Di Maio.

Sappiamo tutti, infatti, che il ministro Tria ha sempre proposto due cose che sono state rigettate da Lega e Cinque Stelle. La prima era un rapporto deficit/Pil all’1,8% per il 2019, da mettere subito per iscritto nella Legge di Bilancio senza dare il via ad alcuno scontro con la Commissione Europea. Sappiamo tutti come è finita. La maggioranza si è scagliata contro il ministro dicendo che bisognava spendere di più per creare maggior crescita, portando il deficit fino alla soglia del 3,0%, al grido “dell’Europa e dei mercati me ne frego”. Poi è arrivata la crisi dello spread, provocata proprio da questo atteggiamento, il downgrade del rating di Fitch e la minaccia della Commissione Europea di aprire una procedura di infrazione per debito eccessivo, per riportare Lega e Cinque Stelle a più miti consigli, accordandosi con Bruxelles per un rapporto deficit/Pil al 2,04%. Nel frattempo, miliardi di euro da pagare in più per interessi sul debito e calo di reputazione nei confronti del resto d’Europa e del mondo. La seconda, era la scelta di puntare su una politica economica che utilizzasse le poche risorse a disposizione per gli investimenti pubblici e il taglio delle tasse alle imprese. Anche in questo caso, Di Maio e Salvini scelsero di non ascoltare il ministro, obbligandolo ad impostare una politica economica su costosissime misure assistenzialiste come il reddito di cittadinanza e la quota 100, che non solo non hanno prodotto un euro di crescita, ma hanno mandato addirittura l’Italia in recessione”.