“Lo spread e i rendimenti sui nostri titoli di Stato sono tornati a salire per effetto, oltre a motivazioni di ordine tecnico, del peggioramento delle previsioni di crescita dell’Italia e del conseguente aumento previsto di deficit e debito pubblico. Gli operatori finanziari cominciano a credere che il rallentamento del Pil possa avere conseguenze finanziarie molto pesanti sul bilancio dello Stato, soprattutto in assenza di misure di intervento da parte del Governo e stanno punendo l’atteggiamento della maggioranza che, sulla questione, non rassicura affatto i mercati con promesse di voler contenere il deficit. Peggio, l’attacco del vice-premier Luigi Di Maio al ministro dell’Economia Giovanni Tria, con conseguente richiesta di dimissioni dello stesso ministro, dopo che questi ha coraggiosamente ammesso che l’economia italiana non crescerà affatto quest’anno, è stato visto dagli investitori come un tentativo, da parte della maggioranza, di nascondere le carte, attaccando direttamente il ministro dell’Economia che, nei paesi più seri, è sempre visto come il garante di tre cose: 1. della veridicità dei conti pubblici (abbiamo visto nel caso della Grecia come è andata a finire, quando il Governo ha falsificato i bilanci per entrare nell’Euro); 2. della competenza in materia economica, considerando l’esperienza accademica e di conoscenza delle problematiche delle politiche pubbliche del ministro; 3. del rigore dei conti pubblici, contrapposto alla volontà di Lega e Cinque Stelle di voler aumentare ancora di più la spesa, come dichiarato apertamente dall’onorevole Claudio Borghi. Attaccare continuamente il ministro dell’Economia vuol dire, quindi, voler attaccare queste tre importanti funzioni di garanzia. Lo scontro tra un ministro apprezzato dagli investitori e il vicepremier, che non lo è affatto, è quindi fonte di forte preoccupazione per i mercati, che hanno subito reagito vendendo BTP. Il rendimento sul secondario è risalito fino a quota 2,55% mentre lo spread fino a quota 275 punti base e molti analisti credono che possa salire ancora di più. Un andamento in controtendenza rispetto a quello degli altri paesi europei dove, per effetto del ritorno delle politiche ultra-accomodanti della BCE, i rendimenti sovrani sono di nuovo tornati ai minimi storici. L’Italia, da questo punto di vista rimane, come al solito, una eccezione negativa”.