“Quali saranno le conseguenze della revisione al ribasso delle stime da parte della Commissione Europea? Con questi dati, è chiaro che Bruxelles chiederà al nostro Paese di scegliere tra l’effettuare spontaneamente una manovra lacrime e sangue il prossimo autunno, oppure cedere il posto alla Troika e alle sue ricette, fatte di manovre correttive, patrimoniali e tagli a pensioni e stipendi, forte dell’evidenza maturata nei casi Grecia, Spagna e Portogallo, le cui economie si sono riprese a dei ritmi superiori alla media. In altre parole: o la spending review la farà il Governo, questa volta sul serio e per ammontare rilevante, a partire da quella da 2 miliardi prevista dalla clausola “salva deficit”, oppure ci penserà direttamente la Commissione a partire dal prossimo giugno. Inutile pensare di fare una resistenza “sovranista” alle richieste di Bruxelles, perché un atteggiamento del genere verrebbe comunque punito dalle agenzie di rating e dai mercati finanziari, che non hanno colore politico. Pensando anche che un altro populista europeo, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, diventato l’acerrimo rivale di Matteo Salvini, nonostante le sue invettive, ha riportato la sua Austria al pareggio di bilancio e, grazie a questo, ha potuto abbassare ulteriormente le tasse sulle società. Inutile, quindi, far credere che la colpa sia sempre degli altri: quando si portano in dote dei risultati così scadenti, facendo finta di fare i duri, si finisce con il trovare chi è più duro di te. Speriamo solo che la Lega capisca la lezione ed abbandoni l’alleanza con il Movimento 5 Stelle”.
Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.