“Invece di scendere a patti con l’Europa, il Governo italiano ha deciso di proseguire nella sua difesa, neanche richiesta, delle motivazioni del perché l’economia va male, dando la colpa una volta al PD e l’altra alla congiuntura internazionale avversa, senza capire che la Commissione ha già valutato che l’unico responsabile dell’entrata in recessione dell’economia è proprio il Governo. L’Esecutivo, inoltre, continua a sostenere che non c’è bisogno di alcuna manovra correttiva come quella proposta sempre ieri dalla Commissione perché, a detta del premier Conte, “il deficit si ridurrà da solo”, per effetto di uno straordinario aumento delle entrate e da una riduzione della spesa maggiore del previsto, senza specificare a cosa sia dovuto questo miracolo contabile, considerando che per ridurre la spesa occorre un provvedimento normativo e che questa non si taglia da sola.
La prima a non credere alle bugie del Governo è stata l’agenzia di rating Moody’s, che oggi ha scritto che il deficit italiano non calerà al 2,1% rispetto al 2,4% previsto, come sostiene il Governo per evitare la correzione ma, al contrario, salirà addirittura al 2,6%. Moody’s scrive a chiare lettere che un deficit al 2,1% del Pil quest’anno “manca di credibilità”. Come manca di credibilità l’intero Esecutivo. Non solo. Moody’s lancia una minaccia nemmeno troppo velata alla maggioranza, quando scrive che “la reazione dei mercati finanziari è molto più efficace di quella dell’apertura di una procedura d’infrazione”. Come dire: fate attenzione, perché potete mediare con i commissari europei, ma con gli investitori no e le bugie che state raccontando non verranno credute. Neppure dalla stessa agenzia che, tra l’altro, esprimerà il suo giudizio sul rating italiano il prossimo 6 settembre. Considerato che l’attuale outlook è negativo, il messaggio suona come un avvertimento a dire la verità sui conti pubblici e a fare la correzione dovuta. Altrimenti, il downgrade e il conseguente aumento dello spread sono scontati”.
Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.