“Nella Nadef viene scritto che il rapporto deficit/Pil di quest’anno sarà pari al 2,2%. Praticamente lo 0,2% in più rispetto a quanto contrattato dall’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria con Bruxelles la scorsa primavera per evitare la procedura d’infrazione, il famoso 2,04%. Considerando che il rapporto è stimato sulla base di una crescita del Pil pari allo 0,1% e che quella reale sarà probabilmente pari allo 0,0%, è molto probabile che il rapporto salga al 2,3%. Per l’anno prossimo il Governo vorrebbe proporre un 2,2%, che alla luce della minor crescita prevista, salirà però al 2,3-2,4%, ovvero allo stesso livello proposto dal precedente Governo gialloverde, che la Commissione Europea rifiutò. La domanda è quindi la seguente: per quale motivo la Commissione dovrebbe accettare ora un deficit che ha rifiutato solo un anno fa e che non garantisce affatto la riduzione del debito pubblico italiano? Solo per fare un favore al nuovo Esecutivo europeista? Difficile da credere, dal momento che il controllo sulle leggi di bilancio dei paesi membri e la “flessibilità” da concedere sono basate sulle rigide norme previste dai trattati comunitari e devono quindi avere sempre una giustificazione normativa. Il rischio è quindi quello che Bruxelles bocci la manovra e costringa il Governo ad effettuare correzioni, che sono poi maggiori tasse o minori spese. In ogni caso, un salasso aggiuntivo per gli italiani”.
Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.